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Con la nuova Define, presentata lo scorso autunno, l’azienda polacca NS Bikes propone una piattaforma con due opzioni di escursione, pensate rispettivamente per il trail ride (Define 130) e l’enduro (Define 150). Una piattaforma che riserva una serie di interessanti soluzioni, come andremo ad analizzare fra poco, visto che abbiamo avuto modo di testarla a lungo.

DESCRIZIONE

La Define 150 si indirizza, quindi, verso un ambito di utilizzo enduro e lo fa in forza di un’escursione alla ruota posteriore pari a 155 mm abbinata ad una forcella da 160 mm di corsa, con ruote da 29″ e geometrie particolarmente aggressive per tale ambito.

Solo due le versioni in gamma e quella qui in test rappresenta la più economicamente abbordabile, sebbene offra comunque un telaio in fibra di carbonio. E’ possibile, inoltre, acquistare anche il solo telaio con ammortizzatore. Un telaio, come dicevamo, che offre la possibilità di variare alcune quote geometriche, grazie alle specifiche calotte della serie sterzo che modificano il reach di +/- 10 mm e di conseguenza anche l’interasse.

La cosa più interessante, però, è la possibilità di variare l’escursione alla ruota posteriore tra 155 e 130 mm, sostituendo l’attacco del piede dell’ammortizzatore al telaio, attacco che si trova ancorato al telaio tramite due viti. Ovviamente in questo caso occorrerà cambiare anche l’ammortizzatore con uno adeguato alla nuova escursione. In alternativa, se si lascia lo stesso ammortizzatore quella che cambia è l’altezza del movimento centrale, che aumenta di 5 mm.

Il passaggio di cavi e guaine è esterno al telaio e sfrutta uno specifico canale ricavato sotto al tubo obliquo che rende più pulito l’aspetto della bici, allo stesso tempo permettendo operazioni di manutenzione più semplificate. Lo schema di sospensione della Define 150 si basa su quello del modello Snabb. Si tratta quindi di un classico quadrilatero con Horst-Link configurato per garantire un buon livello di anti-squat, con caratteristiche di supporto a metà corsa oltre che di progressività.

La forcella è una Fox 36 Performance, con la possibilità di regolare l’estensione tramite il registro posto sotto il fodero destro e la compressione su 3 posizioni (aperto, intermedio, blocco) agendo sulla leva posta in cima allo stelo destro.

Anche l’ammortizzatore è di casa Fox, con il Float DPX 2 che offre la possibilità anche qui di regolare l’estensione mediante l’apposita ghiera e la compressione su 3 posizioni tramite leva.

Le ruote sono assemblate con cerchi Octane One Solar, aventi un canale di larghezza interna pari a 29 mm, 32 raggi da 2 mm di diametro con attacco J-Bend e mozzi NS Rotary con misure Boost.

Le coperture adottate sono a marchio Schwalbe, l’allestimento di serie prevede una Magic Mary all’anteriore e una più scorrevole Nobby Nic al posteriore mentre sull’esemplare da noi testato le gomme erano entrambe Magic Mary, con mescola Addix Soft e da 2.35″ di sezione, ovviamente tubeless ready.

I freni sono gli SRAM Guide RE a 4 pistoni, con la possibilità di regolare il reach, ovvero la distanza della leva dal manubrio, agendo direttamente sul registro posto sulla leva. I dischi sono differenziati nel diametro, ovvero da 203 mm anteriore e 180 mm posteriore.

La trasmissione è quasi completamente a marchio SRAM. Ad eccezione della guarnitura Truvativ Descendant con corona da 32 denti (comunque del gruppo SRAM), il cambio è lo SRAM GX Eagle a 12 velocità, con comando NX e cassetta pignoni 11-50T.

La zona sterzo è realizzata direttamente da NS Bikes, con il manubrio NS Bar da ben 800 mm di larghezza, l’attacco NS Quantum Lite da 45 mm di lunghezza e 35 mm di diametro di accoppiamento e le manopole NS Hold Fast a singolo collare di bloccaggio.

La sella, invece, è una Octane One Crit e poggia su un reggisella telescopico X-Fusion Manic da 150 mm di escursione.

Specifiche

Telaio:carbonio
Escursione ant.:160 mm
Escursione post.:155 mm
  
Forcella:Fox 36 Performance
Ammortizzatore:Fox Float DPX2
Comando cambio:SRAM NX, 12v
Cambio:SRAM GX Eagle
Guarnitura:Truvativ Descendant DUB, 32T
Cassetta pignoni:SRAM PG-1230, 11-50T, 12v
Catena:SRAM
Freni:SRAM Guide RE, 203/180 mm
Cerchi:Octane One Solar – 29c
Raggi:in acciaio, 32, 2 mm, J-Bend
Mozzi:NS Rotary, 15 x 110 mm / 12 x 148 mm
Coperture:Schwalbe Magic Mary Addix Soft TLE, 29 x 2.35″
Manubrio:NS Bar, 800 mm larghezza, 20 mm rialzo
Manopole: NS Hold Fast, single lock-on
Attacco manubrio:NS Quantum Lite 35, 45 mm lunghezza
Serie sterzo:NS custom, integrata
Reggisella:X-Fusion Manic, 150 mm
Sella:Octane One Crit
Peso: 14,8 kg (taglia L senza pedali)
PREZZO:€ 4.599,00

Geometrie

Taglie disponibili:M-L
Angolo sterzo:64,5°
Angolo piantone:75,5°
Piantone:432-483 mm
Orizzontale virtuale:610-646 mm / 620-656 mm
Altezza movimento centrale:335 mm
Carro posteriore:440 mm
Reach:450-480 mm / 460-490 mm
Stack:639-648 mm
Standover:764-789 mm
Interasse:1225-1259 mm / 1235-1269 mm

Info: nsbikes.com

Distributore per l’Italia: www.scoutbike.com

IL TEST

In sella

Un peccato che non sia prevista la taglia S. In ogni caso la posizione in sella è ben centrata, ma chi lo desidera può personalizzarla agendo sulla serie sterzo se si preferisce un maggior allungamento, sebbene a discapito poi della maneggevolezza della bici nei tratti più lenti. Abbiamo trovato il manubrio un po’ troppo largo per un utilizzo enduro, ma lo si potrebbe lasciare così se si è abituati a percorrere lunghi tratti in discesa.

Per la regolazione del SAG della forcella è possibile sfruttare l’etichetta adesiva posta sul fodero sinistro, come ormai capita di solito per le forcelle dei marchi più diffusi. Sull’etichetta troviamo i valori di pressione consigliati in funzione del peso del biker in assetto da pedalata (quindi con casco, protezioni e zaino). Fin dalle prime uscite ci siamo trovati bene utilizzando questi valori iniziali, per poi affinarli successivamente. Per il SAG dell’ammortizzatore, invece, ci si avvale solo dell’o-ring presente sullo stelo, vista l’assenza di una scala graduata, in questo caso siamo partiti da un valore di SAG del 30%, considerata la corsa a disposizione, per poi ritoccare di qualche unità questo valore nelle uscite successive e a seconda del percorso.

In pianura

La risposta morbida alla spinta sui pedali da parte della sospensione consente alla Define 150 di spianare letteralmente le asperità del fondo senza farsi rallentare facilmente. Volendo spremere al massimo le capacità di accelerazione del mezzo si potrebbe attivare la piattaforma stabile di pedalata almeno per la sospensione posteriore, per evitare qualche fastidiosa oscillazione del carro. Per farlo basta agire sull’apposita leva dell’ammortizzatore, sebbene bisognerà all’inizio abituarsi alla posizione non tanto comoda della leva ma soprattutto alla sua corsa breve, per evitare di andare a bloccare involontariamente l’ammortizzatore.

Le gomme non sono delle più scorrevoli in questo contesto, ma non è da considerare una mancanza visto poi quanto possano valere in trazione e in frenata, caratteristica senza dubbio di primaria importanza nello specifico ambito di utilizzo.

In curva

E’ ben chiara la destinazione d’uso della Define 150, che è stata messa a punto in maniera specifica per affrontare nella massima sicurezza le curve più veloci dei tracciati da enduro. Considerati, comunque, gli angoli e gli ingombri, la bici non risulta impossibile da guidare nei tratti guidati a velocità più ridotte. In quest’ultimo caso è utile abbassarsi un po’ di più sul manubrio per far mordere bene la gomma anteriore al fondo, vista anche la lunghezza ridotta dell’attacco che tende a far allontanare ancora di più il biker dalla ruota. Nei tornanti molto stretti abbiamo avuto, invece, qualche difficoltà a causa del carro lungo e dell’interasse di lunghezza importante.

In salita

Inutile negarlo, la Define 150 2 non è fatta per arrampicare al livello di una trail bike. Se la cava comunque bene se non si ha fretta di raggiungere la vetta, in forza di una sospensione che assorbe molto bene le asperità, di coperture dall’ottimo mordente e grazie anche alla lunghezza del carro che riduce l’effetto di sollevamento (e conseguente perdita di aderenza) dell’anteriore quando si affrontano i tratti più ripidi.

Per guadagnare qualcosa in più si può attivare la piattaforma stabile di pedalata impostando la frenatura intermedia per la sospensione posteriore, inoltre si può ridurre il peso delle masse rotanti convertendo le gomme in tubeless.

In discesa

La Define 150 è fatta per questo. Ce lo aspettavamo ma ne siamo rimasti lo stesso impressionati per la velocità con cui è in grado di affrontare le picchiate. L’interasse di lunghezza generosa mantiene la bici come su dei binari anche quando la velocità aumenta all’inverosimile mentre la sospensione molto morbida assorbe gli urti anche più rilevanti in maniera ineccepibile, lasciandosi sfruttare in tutta la sua corsa senza mai arrivare ad esaurirsi, con il risultato di far aumentare anche la sicurezza, per cui ci si sente più padroni anche nelle situazioni più critiche.

La robustezza dell’insieme consente anche, a chi è propenso, qualche numero in sella, visto che abbiamo trovato robuste anche le ruote. Abbiamo trovato, inoltre, di ottimo livello la frenata, per potenza e modulabilità oltre che per il mordente delle gomme.

Conclusioni

La Define 150 2 ha dimostrato un rendimento eccellente nel proprio ambito di utilizzo. Un mezzo da enduro come questo difficilmente mette in difficoltà il biker che conosce bene la sua destinazione d’uso. Un biker che apprezzerà l’elevata sicurezza con cui questa bici sa gestire le discese più veloci, siano anche ricche di curve e ostacoli, dove sarà davvero difficile riuscire a stargli dietro.