In test: Cannondale Scalpel-Si Hi-Mod 1




Dopo le prime anticipazioni avvenute in occasione della Sea Otter Classic, quando era stato visto in gara un nuovo modello full suspension, in primavera Cannondale ha tolto finalmente i veli dalla nuova Scalpel-Si, la full pensata per un utilizzo XC/marathon che introduce il concetto di System Integration. Ma andiamo a vedere nei dettagli di cosa si tratta, aggiungendo le nostre impressioni di guida, visto che abbiamo avuto la possibilità di spremerla per alcuni giorni sui sentieri dell’Alto Verbano.

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Descrizione

Con la nuova Scalpel-Si sono stati operati cambiamenti radicali in quella che è da tempo la piattaforma XC/marathon di punta del marchio Cannondale. Cambiamenti che si sono resi necessari, secondo il produttore, vista la continua evoluzione dei tracciati di gara, sempre più tecnici ed impegnativi.

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Per fare ciò, si è adottato un angolo di sterzo di 69,5°, relativamente aperto per una full suspended con 100 mm di corsa per entrambe le ruote, da 29″ ad eccezione della taglia più piccola che adotta ruote da 27.5″. Un angolo di sterzo abbinato ad un tubo orizzontale di lunghezza generosa da cui deriva un aumento dell’interasse, questo per garantire la giusta stabilità alle alte velocità.

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Per mantenere, invece, il mezzo reattivo nei segmenti più tortuosi, è stata ridotta l’avancorsa, grazie ad un allungamento record del rake della forcella, l’avanzamento dell’asse del mozzo anteriore rispetto al prolungamento dell’asse del tubo sterzo, che adesso misura ben 55 mm. Oltre a ciò, il carro si è mantenuto compatto, con i foderi che misurano 43,5 cm e ciò è stato reso possibile adottando una costruzione asimmetrica (AI- Asymmetric Integration), mediante un’attenta costruzione del telaio e delle guarniture. Grazie a ciò la trasmissione è stata spostata di 6 mm verso l’esterno, lasciando invariato il fattore-Q e consentendo quindi di montare anche un deragliatore e di poter utilizzare coperture di sezione fino a 2.3″.

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La sigla Si che accompagna il nome del modello è un acronimo per System Integration e sta ad indicare l’adozione di un approccio che serve a garantire che tutto l’insieme funzioni in modo organico, quindi non solo un telaio efficiente ma anche una componentistica che ben si integra con esso.

La Scalpel-Si è declinata in 7 versioni in carbonio, 1 in alluminio e 2 specifiche da donna, anch’esse in carbonio ma con ruote da 27.5″. La versione in test, Hi-Mod 1, si colloca due gradini al di sotto del top di gamma, ed è caratterizzata da un telaio in carbonio con tecnologia BallisTec, un metodo di lavorazione proprietario Cannondale che consente la realizzazione di un telaio ad alta resistenza e rigidità. Il metodo consiste in una struttura di base composta da fibre ad alta resistenza di derivazione militare e da fibre ad alto grado di rigidezza. Queste fibre vengono poi combinate con l’obiettivo di massimizzare le loro qualità, avendo come risultato una struttura estremamente leggera e rigida ed allo stesso tempo capace di sopportare carichi elevati senza perdere la sua integrità. Nella versione Hi-Mod 1 la struttura base composita BallisTec viene poi combinata con un sofisticato mix di fibre a modulo alto e ultra-alto. All’interno del triangolo principale, inoltre, è stato possibile ricavare gli attacchi per due borracce.

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Il passaggio di cavi, guaine e tubazione freno è interno al telaio, così come quello per il comando remoto che gestisce simultaneamente forcella ed ammortizzatore, ed avviene attraverso le porte situate sul tubo sterzo e dotate di inserti intercambiabili in modo da ottenere diverse configurazioni.

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Lo schema di sospensione non è variato rispetto al modello precedente di Scalpel. La nuova Scalpel-Si, infatti, adotta ancora la sospensione Zero Pivot, priva quindi di fulcri tra i foderi ma con i foderi superiori che flettono in maniera controllata a seguito della compressione subita dal carro, sfruttando un orientamento dedicato delle fibre di carbonio, per questo motivo anche l’unica versione in alluminio è dotata di carro in carbonio. Come ulteriore novità troviamo il particolare perno passante ad espansione LockR che collega i foderi superiori al link, per conferire maggiore rigidità al carro rispetto ai perni tradizionali.

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Non poteva mancare sulla Scalpel-Si la forcella Lefty 2.0 Carbon, nota per l’elevata rigidità e sensibilità, come dicevamo dotata di un rake estremamente lungo.

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L’ammortizzatore è il RockShox Monarch XX. La sua parte superiore, incassata nel tubo orizzontale, è collegata all’alloggiamento della batteria per un’eventuale trasmissione Shimano Di2, che risulta così annegato all’interno dell’orizzontale lasciando così il tubo piantone libero di poter alloggiare un eventuale reggisella telescopico da 31,6 mm di diametro.

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Entrambe le unità ammortizzanti sono bloccabili simultaneamente tramite l’unico comando remoto a manubrio.

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Le ruote sono costituite da cerchi Cannondale CZero SL Superlight in carbonio, con canale interno da 23 mm, mozzi Cannondale e raggi DT Swiss Aerolite in numero di 28 sia all’anteriore che al posteriore.

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La costruzione asimmetrica del carro ha reso possibile per la ruota posteriore l’adozione di un’angolazione e tensionatura simmetrica per i raggi, consentendo così un assemblaggio più rigido e robusto, pur mantenendo un normale mozzo da 12×142 mm. Le coperture sono le Schwalbe Racing Ralph EVO SnakeSkin Pacestar Tubeless Easy da 2.25″ di sezione.

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La trasmissione, monocorona e a 11 velocità, è a marchio Shimano tranne per la guarnitura, una Cannondale HollowGram Si con corona da 32 denti. Le parti rimanenti sono del marchio nipponico, con cambio XTR Shadow Plus, comando Deore XT e cassetta Deore XT 11-42T.

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Anche per i freni Cannondale ha scelto Shimano, XTR Race per la precisione e con dischi da 160 mm. L’attacco della pinza posteriore è di tipo Flat-Mount, più compatto e ricavato tra fodero superiore ed inferiore allo scopo di poter disegnare i foderi alti più sottili e flessibili.

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Posto guida quasi interamente a marchio Cannondale. Troviamo un manubrio in carbonio da 760 mm con relative manopole a singolo collare di bloccaggio, un attacco manubrio ridotto di 10 mm rispetto alla precedente Scalpel per conferire un maggiore controllo alle alte velocità e un reggisella in carbonio. Per la sella ci si è avvalsi, invece, del marchio Prologo, utilizzando la Zero II.

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Specifiche

Telaio: BallisTec Hi-MOD Carbon
Escursione ant.: 100 mm
Escursione post.: 100 mm
Forcella: Lefty 2.0 Carbon
Ammortizzatore: RockShox Monarch XX
Comando: Shimano Deore XT, 11v
Cambio: Shimano XTR Shadow Plus
Guarnitura/movimento centrale: Cannondale HollowGram Si, 32T / BB30
Cassetta pignoni: Shimano Deore XT, 11-42T, 11v
Catena: Shimano CN-HG601
Freni: Shimano XTR Race, 160/160 mm
Cerchi: Cannondale CZero SL Superlight Hi-Impact Carbon, 23c
Raggi: DT Swiss Aerolite, 28
Mozzi: Cannondale CZero Straight Pull – Lefty 60 / 12 x 142 mm
Coperture: Schwalbe Racing Ralph EVO SnakeSkin PaceStar Tubeless Easy 29 x 2.25″
Manubrio: Cannondale CZero Flat Carbon, 760 mm; manopole Cannondale X1 Single Lock Grips
Attacco manubrio: Cannondale C1, 80 mm, 5°
Serie sterzo: Cannondale HeadShok Si
Reggisella: Cannondale C2 Carbon
Sella: Prologo Zero II
Peso: 10,7 kg (taglia M, senza pedali)
PREZZO: € 6.999,00

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Geometrie (la taglia 40 adotta ruote da 27.5″)

Taglie disponibili: 40/44/48/52 cm
Orizzontale virtuale: 57/59,9/62,4/64,8 cm
Angolo sterzo: 69,5°
Angolo piantone: 73,5°
Altezza movimento centrale: 33,3 cm (S), 33,4 cm
Tubo sterzo: 9,7/11/12,2/13,4 cm
Carro posteriore: 42,5 cm (S), 43,5 cm
Standover: 71,6/75,4/76/76,6 cm
Passo: 107,9/111,8/114,4/116,9 cm

Info: www.cannondale.com

Il test

In sella

La Scalpel-Si sfoggia una linea molto pulita. L’instradamento di cavi, guaine e tubazione freno all’interno del telaio è molto curato, tutto è tagliato alla giusta misura, le curvature sono perfette e non si avvertono rumori indesiderati in corsa. Il posizionamento in sella non è particolarmente allungato come nel consueto stile XC racing ma piuttosto “dentro la bici”. Si fa apprezzare la presenza del comando remoto per il bloccaggio simultaneo di forcella ed ammortizzatore, in grado di dare quel qualcosa in più nei momenti più concitati di gara, in cui si voglia rilanciare l’andatura in maniera repentina. Gradita anche la presenza del morsetto reggisella arretrato, visto l’avanzamento del tubo piantone.

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Per la regolazione del SAG dell’ammortizzatore ci si avvale dell’o-ring e della comoda scala graduata sullo stelo mentre per la forcella Cannondale ha pensato, oltre all’o-ring, anche ad una pratica etichetta adesiva posizionata sullo stelo che indica i valori di pressione raccomandati in funzione del peso del biker, sicuramente da prendere in considerazione come validi valori di partenza e da affinare poi sul campo.

Non tutti apprezzeranno la larghezza del manubrio e, nel caso, lo si potrà sempre accorciare. Si apprezza sempre, invece, la presenza del generoso batticatena che arriva fino al fodero superiore, la protezione supplementare dagli eventuali risucchi della catena, la possibilità di montare un deragliatore, così come quella di avere due portaborracce e addirittura un reggisella telescopico. Insomma, Cannondale le ha pensate tutte.

In pianura

Una 29er tipicamente di alta gamma, con ruote estremamente leggere in grado di gratificare ampiamente il biker nei rilanci. A questo si aggiunge la perfetta messa a punto della sospensione, che non tende a sedersi su sé stessa nella spinta sui pedali né a reagire nervosamente agli ostacoli sul percorso, che potrebbero altrimenti creare qualche difficoltà al biker impegnato in gara con i rapporti più duri.

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Volendo, e in particolar modo nelle sezioni dal fondo più compatto, si possono chiudere le idrauliche delle unità ammortizzanti per godere della risposta granitica del carro al pari di una front. Perfetta, inoltre, in questo contesto, la scelta delle gomme, che esaltano la scorrevolezza del mezzo.

In curva

Difficile a crederci, eppure Cannondale è riuscita a contenere estremamente la lunghezza del carro, considerato il diametro ruote. Ed il risultato lo si apprezza molto nei tratti più tortuosi e in curva, dove il mezzo sfoggia un’agilità eccezionale, limitata in alcuni casi solo dalle coperture non particolarmente aggressive alle alte velocità.

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Se, però, la guidabilità è eccellente, nelle sezioni più veloci il mezzo continua a mantenere la stabilità, a dimostrazione sia del bilanciamento geometrico che della notevole rigidità strutturale. Solo nello stretto e nei tratti ricchi di vegetazione il manubrio da 760 mm è risultato un po’ difficile da gestire.

In salita

E’ difficile salire a ritmi più elevati di quelli che riesce a regalare la Scalpel-Si. Sulle salite dal fondo molto sconnesso è nel suo ambito ed invita a rilanciare a ritmi altissimi, con le coperture scorrevoli e la sospensione che copia bene il fondo e non fa avvertire la mancanza di una piattaforma stabile. Il suo peso estremamente leggero, inoltre, mitiga molto bene l’assenza di una corona piccola, la cui mancanza probabilmente non sarà avvertita neanche dai meno allenati.

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Abbiamo apprezzato anche la risposta molto rigida delle ruote, soprattutto nelle sezioni dal fondo più levigato in cui abbiamo bloccato forcella ed ammortizzatore, non avvertendo alcuna flessione delle stesse neanche spingendo in piedi sui pedali.

In discesa

Spesso la leggerezza può essere sinonimo di flessioni causate da un insieme più leggero ma meno rigido. Non è il caso della Scalpel-Si, che sfoggia in discesa un’elevata sicurezza, a dispetto delle limitate escursioni in gioco, grazie ad una eccellente rigidità torsionale ma anche ad una sospensione veramente funzionale, in grado di sfruttare bene l’escursione a disposizione senza sfociare in repentini finecorsa.

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Contribuisce anche l’angolo di sterzo relativamente aperto per la tipologia di mountain bike e si riesce a scendere a ritmi davvero importanti. La traiettoria, inoltre, viene mantenuta ottimamente, con la Lefty che si dimostra come sempre sensibile agli urti ma anche estremamente precisa nella guida, coadiuvata dalle ruote ben assemblate e dai freni XTR potenti e modulabili.

Conclusioni

La Scalpel-Si denota un’indole estremamente racing invogliando a tirar fuori tutte le proprie energie. E’ una full da XC/marathon in grado di regalare grandi soddisfazioni al biker che in gara punta alle posizioni alte di classifica, ma capace anche di stupire sui percorsi più trailriding, dove lasciando inalterata la larghezza del manubrio e dotandola di un reggisella telescopico e di coperture un po’ più aggressive darà filo da torcere alle migliori mountain bike in tale ambito.

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9 comments

  1. Massimo

    la pipa sarebbe meglio accorciarla o questa volta l’hanno dimensionata correttamente?

  2. Nicola

    Un informazione, L’ammortizzatore centrale, visto che è stato studiato un apposita taratura per la scalpel da parte di rockshox e non si puo modificare, chiude bene? Nel senso nel gesto della pedalata risulta ben chiuso oppure può molleggiare un po’ se il Biker è pesante?

    • .
      Author

      Chi l’ha testata ha un peso nudo di circa 75 kg e non ha notato alcun molleggiamento fastidioso neanche spingendo con molta energia, per cui credo che la soglia limite di peso sia anche più alta. Si avverte qualcosa solo su asfalto o su terreni dal fondo molto compatto e in quel caso conviene chiudere le idrauliche.

  3. Roberto

    La vorrei acquistare, sono indeciso sulla taglia. Considerando che sono alto 1,80, 82 di cavallo e peso circa 81kg. Quale sarebbe la più giusta x me?

  4. roberto

    Bellissima ma lontana dalle mie possibilità. Avete avuto modo di provare la 5 in alluminio??? Prestazioni molto lontane da quella in carbonio??? E’ l’unica che potrei forse comprare … Grazie.

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