In officina si sente già il problema: tempi di attesa lunghi, riparazioni rimandate e ciclisti che lasciano la bici in cantina. L’Europa ha oggi una carenza di circa 45 mila meccanici specializzati. Per sostenere la crescita della mobilità ciclistica nei prossimi sei anni ne serviranno altri 105 mila: la forza lavoro dovrà aumentare di circa il 40 per cento, da 175 mila a quasi 250 mila professionisti.

Il paradosso è evidente. Mentre le bici (soprattutto elettriche) si moltiplicano e le piste ciclabili si estendono, la capacità di mantenerle non tiene il passo. Oltre 120 milioni di persone dichiarano di pedalare meno proprio a causa di problemi di manutenzione; alcuni abbandonano del tutto.

Le cause sono chiare: retribuzioni basse rispetto alle competenze richieste, bici sempre più complesse (motori, batterie, sistemi idraulici e digitali), condizioni di lavoro faticose e scarse prospettive di carriera. Giovani e donne restano sottorappresentati. Si è creato anche un mercato parallelo di riparazioni informali, spesso prive di ricambi certificati e formazione sulla sicurezza delle batterie.

Serve un percorso di ingresso riconosciuto a livello europeo, una qualifica di base trasferibile e una valorizzazione reale del mestiere: stipendi adeguati e possibilità di crescita. Senza una rete capillare di officine competenti, gli investimenti in infrastrutture ciclabili rischiano di non dare i frutti sperati.

Una bicicletta che non si può riparare smette di essere usata. La manutenzione non è un dettaglio: è la condizione necessaria perché l’Europa abbia davvero più persone in sella.