In test: Vittoria Mota rTNT G+ 27.5 x 2.5″

Le avevamo già viste in anteprima al Bike Festival di Riva del Garda dello scorso anno, poi dopo qualche mese sono state presentate ufficialmente. Stiamo parlando delle Mota, coperture che l’azienda italiana Vittoria propone per un utilizzo nel segmento downhill con il valore aggiunto rappresentato dalla presenza del Grafene, rivoluzionario materiale che dallo scorso anno Vittoria ha introdotto nella mescola delle proprie gomme. Abbiamo potuto testarle per alcuni mesi per presentarvi le nostre impressioni.

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Descrizione

Ormai tutte le gomme Vittoria si fregiano nella loro mescola della presenza del Grafene, un materiale di recente scoperta, per i cui dettagli vi rimandiamo al nostro articolo sulla visita a Directa Plus, l’azienda italiana in cui avviene il processo produttivo della migliore qualità di Grafene, chiamata Pristine.

Come vi abbiamo già accennato in diverse occasioni, si tratta di un materiale che ha consentito a Vittoria di rivoluzionare il proprio catalogo di coperture, visti i molteplici vantaggi che annovera il Grafene, tra cui un’elevata resistenza meccanica, un’elevata conducibilità termica, un’elevata elasticità, una bassa densità, un’elevata conducibilità elettrica, trasparenza, leggerezza, flessibilità e resistenza meccanica. Una serie di analisi al microscopio svolte presso il Politecnico di Torino hanno dimostrato i vantaggi dell’applicazione del Grafene nella produzione delle gomme.

E’ stato appurato, infatti, che quando la direzione della bici è univoca e costante, le nano particelle di Grafene Pristine rimangono più addensate rendendo la gomma più compatta e con minore resistenza al rotolamento. Quando invece la gomma si deforma, a seguito ad esempio di frenata, accelerazione o in curva, le nano particelle si spostano direzionalmente ed in conseguenza di ciò la gomma si ammorbidisce nel punto di contatto con il terreno, favorendo flessibilità e di conseguenza grip e trazione. In sostanza la copertura ha la tendenza a diventare più dura o più morbida a seconda dei bisogni del biker.

Sulla base di queste caratteristiche, Vittoria ha deciso di utilizzare nelle coperture da mountain bike 4 mescole, ciascuna dedicata ad una specifica sezione della copertura, e di combinarle con il Grafene, creando una mescola finale denominata G+ Isotech.

La copertura Mota è stata sviluppata avendo in mente le competizioni downhill sui tracciati più impegnativi. Questo lo si evince in prima analisi osservando il disegno del battistrada, costituito da tasselli ben squadrati e ad alto profilo, sulla cui sommità spiccano delle profonde incisioni per garantire il massimo grip nelle situazioni più difficili. I tasselli, inoltre, sono dotati di una scanalatura progressiva per potersi flettere ed adeguare alle svariate condizioni del terreno. Sono, inoltre, ben distanziati, a favore della massima autopulizia dal fango e dallo sporco, e descrivono nella parte centrale un generoso canale per favorire la direzionalità del mezzo.

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La mescola adottata è la G+ Isotech con tecnologia 4C, ovvero ben quattro mescole diverse combinate insieme. La carcassa è la rTNT dual-ply rinforzata con APF (Anti Pinch-Flat), una protezione supplementare dagli impatti pensata sia per la gomma che per il cerchio, aggiungendo allo stesso tempo maggiore rigidità al fianco. Come di consueto per il marchio Vittoria, la sigla TNT sta ad indicare la possibilità di utilizzare le coperture senza camera d’aria e con liquido sigillante, su cerchi tubeless o per i quali è possibile la conversione in tale modalità d’uso. Il cerchietto, infine, è di tipo rigido.

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Il peso medio da noi rilevato della coppia di coperture in prova è stato di 1450 grammi. La Mota è disponibile nei diametri 26″ e 27.5″, in entrambi i casi nella sola sezione da 2.5″. E’ in vendita al prezzo di € 59,95.

Info: www.vittoria.com


Il test

Per il disegno del battistrada e la forma dei tasselli la Mota ricorda molto il modello Martello, da noi già testato. Tuttavia è molto evidente la maggiore spaziatura tra i tasselli, che denota quindi un maggior orientamento verso i terreni più umidi o comunque dal fondo maggiormente sconnesso.

Chi non ricorda le difficoltà che un tempo si dovevano affrontare nell’installazione di un copertone tubeless? Per fortuna l’evoluzione tecnologica di cerchi e gomme negli anni ha reso queste difficoltà solo un ricordo del passato. Questo vale anche per le Mota, che nonostante la struttura molto rigida siamo riusciti ad installare senza particolari difficoltà e con una buona pompa da pavimento, con il tallonamento che è avvenuto in maniera netta e senza poi far rilevare perdite di pressione già dalla prima prova sul campo. Grazie alla carcassa molto rigida, inoltre, siamo riusciti ad utilizzare valori di pressione relativamente bassi, senza mai notare alcun principio di stallonamento, neanche negli impatti più violenti con il fondo.

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Da un simile battistrada non ci si aspetta certo un’estrema scorrevolezza e in effetti così è stato, ma se si è indirizzati ad una copertura molto scorrevole non ci si orienta certo verso questo tipo di gomma. Gomma che comunque nelle salite dal fondo più dissestato o infestato di radici, anche umide, si arrampica di gran lena facendo quasi dimenticare il suo peso.

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Le Mota danno però il meglio di sé affrontando quei tratti fangosi o comunque caratterizzati da uno strato morbido superficiale sul quale i lunghi tasselli della gomma penetrano ottimamente andando poi ad aggrapparsi al fondo. E’ in questi contesti che le Mota regalano un grip a dir poco favoloso nonché una buona autopulizia del battistrada. Le gomme dimostrano elevati livelli di prevedibilità senza mai serbare brutte sorprese al biker, neanche quando si cerca il massimo appoggio in curva oppure si ritarda troppo una staccata.

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Le Mota riescono a gestire molto bene anche le velocità più elevate. Le gomme seguono ottimamente i comandi del biker che sfrutta l’ampio canale centrale del battistrada per impostare facilmente la traiettoria desiderata anche quando si spinge al limite. Nei cambi di direzione, inoltre, non abbiamo mai avvertito derive indesiderate della gomma, segno di una carcassa molto rigida che ha sfoggiato anche un’eccellente protezione dai tagli e dalle forature.

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Dopo i circa sei mesi di utilizzo le gomme hanno rivelato un’usura nella norma, dimostrando ottime doti in un ambito di utilizzo che secondo noi potrebbe inquadrarsi tra l’enduro e il downhill. Le Mota se utilizzate sui tracciati più veloci ed impegnativi non tradiranno mai le aspettative del biker, che potrà affidarsi ciecamente ad esse senza mai avere brutte sorprese.

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