Quando anni fa uscì sul mercato fece storcere il naso a non pochi biker, che non ne vedevano nessun vantaggio a fronte di un peso extra e del costo. Col tempo le cose sono cambiate e sono molti ormai i biker che non ne possono più fare a meno, grazie anche all’evoluzione tecnologica che ormai li ha resi sfruttabili anche in un ambito cross country.

Le origini

La nascita del reggisella telescopico si basava sull’idea che la classica posizione elevata della sella, a favore della massima spinta sui pedali, fosse piuttosto scomoda nel momento in cui ci si trovava a gestire la mtb lungo una discesa, laddove è più conveniente alzarsi sui pedali ed arretrare il peso, nella cosiddetta manovra del fuorisella. Una posizione più schiacciata sulla bici permette di abbassare, infatti, il proprio baricentro consentendo un più facile controllo del mezzo, tra l’altro non solo in discesa ma anche nei tratti più guidati.

In questi frangenti, infatti, per riuscire ad abbassarsi in maniera efficace occorreva arretrare in maniera eccessiva oltre la sella e si rischiava poi di sbattere alla sella nel momento in cui ci si riportava in avanti dopo un fuorisella. Non erano in pochi quelli che all’inizio di una discesa abbassavano manualmente la sella, ma l’operazione diventava abbastanza scomoda se le discese erano intervallate da tratti pedalati.

I vantaggi

Ecco quindi che si è giunti al reggisella telescopico, con il quale si è scoperto che i suoi vantaggi non si fermano solo all’utilizzo in discesa visto come con un abbassamento parziale della sella diventa più facile affrontare anche i tratti più tecnici, dal momento che in questa posizione si acquista più sicurezza, aumenta il feeling con la bici ed in caso di necessità consente di mettere più facilmente il piede a terra.

Ma i vantaggi li troviamo anche nell’affrontare le salite, visto come una sella leggermente più bassa possa rendere più facile percorrere i tratti più ripidi e tecnici, laddove si può rischiare di dover mettere il piede a terra a causa di qualche roccia. In questi casi, infatti, sarà molto più facile ripartire abbassando la sella.

Un funzionamento tra l’altro molto intuitivo, visto che azionando il comando si sfrutta il proprio peso per abbassare la sella alla posizione desiderata. Azionando nuovamente la leva e sollevandosi è possibile invece fare risollevare la sella.

La quota di svettamento

Nella scelta di un reggisella telescopico occorre tenere principalmente conto dello spazio disponibile all’interno del piantone. Un telescopico, infatti, è caratterizzato da un ingombro immediatamente al di sotto del morsetto che rimarrà necessariamente al di fuori del piantone. In tal modo per ogni reggisella telescopico occorre tenere in considerazione la sua quota minima di svettamento, fattore importante nella scelta dell’escursione che oggi per alcuni modelli arriva anche a 185 mm., questo per evitare di ritrovarsi con una sella troppo alta.

La scelta dell’escursione

L’escursione di un reggisella telescopico rappresenta la lunghezza della porzione di reggisella che abbassandosi entra nella sua parte fissa. I valori di escursione attualmente più comuni per un reggisella telescopico sono tra i 100 e i 150 mm. Per gli ancora pochi modelli pensati per l’XC i valori di escursione si attestano sugli 80 mm mentre alcuni produttori propongono anche modelli da 185 mm di escursione. La scelta di un’escursione rispetto ad un’altra dipende, come dicevamo, principalmente dalle possibilità offerte dal telaio in termini di ingombro. In ogni caso secondo noi un valore tra 125 e 150 mm è senza dubbio più che sufficiente in un ambito di utilizzo dal trailride all’enduro.

Con o senza comando remoto?

I primissimi reggisella telescopici venivano azionati da una leva posizionata sotto la sella, un funzionamento molto semplice ma alquanto scomodo da azionare nelle situazioni più impegnative. Proprio per questo motivo ben presto hanno visto la luce i primi telescopici ad azionamento remoto tramite un comando posto sul manubrio, che oltre a portare un conseguente aumento di peso erano caratterizzati all’inizio di non pochi difetti nell’utilizzo. Al di là dell’esiguo aumento di peso non vediamo il motivo per cui privarsi di un comando remoto, dal momento che negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha fatto passi da gigante anche per questo accessorio ed ormai è molto difficile trovare un comando che non sia funzionale. Le differenze tra un produttore e l’altro riguardano principalmente la forma della leva, visto che quasi tutti, tranne qualcuno come RockShox che utilizza un funzionamento idraulico, adottano un azionamento di tipo meccanico, ovvero con il classico cavo in acciaio, quindi anche facile da installare e da manutenere.

I primi comandi remoti si basavano, inoltre, su un cavo esterno al telaio che andava ad influenzarne il fattore estetico, problema che ormai è stato risolto con l’instradamento del cavo all’interno del telaio, caratteristica ormai presente sulla stragrande maggioranza dei telai dei segmenti trailride/all mountain/enduro.

L’installazione

Diversamente da come si potrebbe credere, il montaggio di un reggisella telescopico ad azionamento meccanico non comporta particolari difficoltà. L’unica operazione richiesta è il taglio a misura del cavo ed il suo collegamento al reggisella. Nel determinare la giusta misura del cavo occorre evitare che lo stesso sia troppo lungo, al punto da intralciare nella guida se esterno al telaio o a renderne difficoltoso l’instradamento se interno al telaio, mentre un cavo troppo corto potrebbe limitare nei movimenti del manubrio. Una volta tagliato alla giusta misura, l’operazione di collegamento del cavo al reggisella non è particolarmente difficile visto che il più delle volte è ben descritta dal relativo manuale del produttore. Per i reggisella telescopici ad azionamento idraulico potrebbe, invece, rendersi necessario uno spurgo a seguito del taglio della tubazione.

I telai predisposti al passaggio interno del cavo o tubazione richiedono chiaramente l’inserimento dello stesso attraverso l’apposita porta posizionata solitamente in corrispondenza del tubo sterzo o, in alcuni casi, alla base del piantone. Operazione comunque fattibile per tutti con un minimo di manualità.

Un ulteriore accorgimento è quello di non serrare eccessivamente il collarino stringisella, adottando se disponibile la corretta coppia di serraggio, in quanto un serraggio eccessivo potrebbe rallentare il movimento del reggisella lungo la sua escursione.

Manutenzione

A parte la sostituzione periodica del cavo del comando remoto (come del resto andrebbe fatto anche con il comando cambio), non vi sono particolari operazioni di manutenzione periodica per un reggisella telescopico, sebbene quelli ad azionamento idraulico potrebbero richiedere nel tempo un’operazione di spurgo allo stesso modo dei freni.

E gli svantaggi?

Gli svantaggi che si possono individuare in un reggisella telescopico rispetto ad uno di tipo fisso sono senza dubbio legati al costo, all’affidabilità sulla lunga durata e al peso extra che di solito si attesta intorno ai tre o quattro etti (ad eccezione dei recenti modelli specifici per l’XC agonistico). Dobbiamo tuttavia riconoscere che con gli anni i prezzi si sono abbassati significativamente e lo sviluppo tecnologico sta riducendo sempre di più i casi di scarsa funzionalità sul lungo termine. Per quanto concerne invece il peso, la differenza sembra essersi leggermente ridotta rispetto agli albori, tuttavia noi crediamo che quest’ultimo non possa essere un fattore determinante a fronte di tutti i vantaggi derivanti dall’utilizzo di un reggisella telescopico, provare per credere!