Il 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha dato il via libera in esame preliminare allo schema di decreto legislativo che riscrive integralmente il Codice della strada. Non si tratta ancora di una legge in vigore: l’iter parlamentare e i decreti attuativi richiederanno ancora diversi mesi, con tempi realistici di entrata in vigore orientati al 2027 o oltre. Tuttavia le bozze già disponibili delineano con chiarezza una svolta importante per il mondo delle due ruote elettriche.

La grande distinzione: pedalata assistita contro cicli a propulsione

Il cuore della novità sta nella creazione di una categoria giuridica distinta. Fino a oggi le biciclette a pedalata assistita (le cosiddette e-bike o pedelec) con motore di potenza nominale continua massima di 0,25 kW (250 watt), assistenza che si riduce progressivamente e si interrompe a 25 km/h o quando il ciclista smette di pedalare, sono equiparate a tutti gli effetti ai velocipedi tradizionali. Nessuna targa, nessuna assicurazione obbligatoria, nessun casco per gli adulti.

Lo schema del nuovo Codice conferma questo status per le e-bike “classiche”. Introduce però la categoria dei cicli a propulsione: mezzi a due ruote alimentati esclusivamente da un motore elettrico o che, per caratteristiche tecniche, superano i limiti della pedalata assistita. Per questi veicoli scattano obblighi analoghi a quelli già previsti per i monopattini elettrici: casco obbligatorio e contrassegno identificativo (un “targhino” o sistema di riconoscimento ancora da definire nei dettagli).

Il confine tecnico rimane saldamente ancorato ai 250 watt e ai 25 km/h di assistenza. Chi utilizza una normale e-bike a pedalata assistita, anche per lavoro, resta soggetto alle regole delle biciclette. Chi invece guida un mezzo che si muove grazie al solo motore elettrico, o che eroga potenza oltre i limiti, rientra nei cicli a propulsione e dovrà adeguarsi.

Perché la novità riguarda soprattutto i rider

La nuova categoria nasce in gran parte dall’esigenza di disciplinare i mezzi utilizzati dai fattorini delle consegne. Molti di questi veicoli, spesso cargo-bike o e-bike potenziate, operano di fatto come piccoli mezzi a motore. Con le nuove regole, chi li guida dovrà indossare il casco e esporre un contrassegno identificativo. L’obiettivo dichiarato è aumentare la riconoscibilità e la responsabilità in caso di incidenti o infrazioni, senza colpire chi usa la bicicletta elettrica in modo “puro” e leggero.

Restano da chiarire alcuni aspetti tecnici importanti: il punto esatto in cui un ciclo a propulsione diventa un vero e proprio ciclomotore elettrico (con obblighi di immatricolazione, assicurazione RC e patente) e le modalità concrete di rilascio e affissione del contrassegno.

Cosa non cambia (e cosa si inasprisce già oggi)

Per le e-bike a pedalata assistita conformi non arrivano obblighi di casco per gli adulti, né targa né assicurazione. Restano valide le regole attuali sull’uso delle piste ciclabili, sulla precedenza e sulla circolazione. Alcune bozze precedenti avevano ipotizzato il casco obbligatorio sotto i 14 anni anche per le bici tradizionali e le e-bike; nelle versioni più recenti questa disposizione generalizzata sembra essere stata eliminata o fortemente ridimensionata.

Parallelamente, la lotta alle e-bike “truccate” continua e si rafforza. Chi modifica il limitatore di velocità, installa kit di sblocco o accelera senza pedalare rischia di vedere il mezzo riclassificato come ciclomotore non omologato. Le sanzioni possono arrivare a diverse migliaia di euro (fino a importi cumulativi molto elevati in caso di mancanza di targa, assicurazione e casco), con possibile sequestro del veicolo. Diversi comuni si stanno già dotando di “bicivelox”, dispositivi a rulli che verificano potenza e velocità di assistenza.

Impatto pratico e scenari futuri

Per il ciclista urbano che usa una e-bike standard poco o nulla cambia nell’immediato. Per chi lavora con mezzi più spinti, o per chi ha modificato la propria bicicletta, la situazione si fa più vincolante. La distinzione tra pedalata assistita e propulsione pura mira a proteggere la mobilità leggera e sostenibile senza lasciar proliferare mezzi ibridi privi di regole chiare.

Resta da vedere come verrà definito con precisione il contrassegno, se sarà prevista un’assicurazione specifica per i cicli a propulsione e quali saranno i controlli su strada. La riforma complessiva del Codice interviene anche su monopattini (divieto di zig-zag e di intralcio ai pedoni, foto obbligatoria a fine noleggio per i mezzi in sharing), su multe più razionalizzate e su altri aspetti della sicurezza stradale.

In sintesi, il nuovo Codice della Strada non “mette il casco e la targa a tutte le bici elettriche”, come qualche titolo frettoloso ha lasciato intendere. Introduce invece una distinzione più netta e realistica: le e-bike a pedalata assistita restano biciclette; i mezzi a propulsione elettrica esclusiva o potenziata acquisiscono obblighi di sicurezza e identificazione. Una scelta che, se attuata con chiarezza normativa e controlli equilibrati, potrebbe rendere più ordinata e sicura la convivenza tra pedoni, ciclisti e veicoli leggeri nelle città italiane.