Il Tribunale commerciale di Digione ha aperto una procedura di redressement judiciaire per Cycles Lapierre. L’azienda ha ora sei mesi, fino a fine febbraio 2027, per proseguire l’attività sotto protezione dai creditori e cercare un investitore.
La decisione arriva dopo che Lapierre aveva chiesto una riorganizzazione in proprio per sganciarsi dal gruppo Accell, in grave crisi. Non si tratta di un salvataggio definitivo, ma del tempo necessario per dimostrare di poter stare in piedi da sola.
«Non significa che tutto sia risolto, né che Lapierre sia salvata», ha dichiarato l’AD William Perrier. «Significa che abbiamo ottenuto il diritto e il tempo di combattere». Il piano prevede tre fasi: mettere in sicurezza le operazioni, dimostrare la sostenibilità autonoma e trovare un investitore a lungo termine. Lo stabilimento di Digione riprenderà gradualmente l’assemblaggio.
Fondato nel 1946, Lapierre impiega 106 persone, ha fatturato circa 99 milioni di euro nel 2025 e produce 20-25 mila bici all’anno. Aveva già ridotto le perdite del 41% e dimezzato le scorte. Il problema è arrivato dall’alto: Accell, dopo l’acquisizione del 2022 valutata 1,6 miliardi, ha accumulato pesanti perdite e debiti. Con il default del gruppo è venuta meno la liquidità per Digione.
Nel frattempo diverse società Accell sono state dichiarate fallite nei Paesi Bassi e le attività britanniche (Raleigh) sono finite in amministrazione. Lapierre sembra ora correre in autonomia.
Per chi possiede una Lapierre poco cambia: i diritti di garanzia restano del rivenditore. Conviene però risolvere al più presto eventuali problemi su componenti proprietari o e-bike. I ricambi di uso comune non dovrebbero creare difficoltà.
Il mercato francese della bici nuova ha perso il 6% nel 2025 (1,84 milioni di pezzi), con le e-bike in calo del 16%. Accell è stata una delle prime grandi realtà a cedere, ma non sarà l’ultima.



