Bruxelles ha inflitto ad AliExpress, la popolare piattaforma di e-commerce di proprietà del gruppo cinese Alibaba, una sanzione record da 550 milioni di euro per violazioni sistematiche del Digital Services Act (DSA). Si tratta della multa più elevata mai comminata dall’esecutivo europeo nell’ambito della normativa sui servizi digitali, un segnale forte contro le piattaforme che non tutelano adeguatamente i consumatori europei dalla diffusione di prodotti illegali, contraffatti o non conformi alle norme di sicurezza UE.

La Commissione ha contestato ad AliExpress gravi carenze nella valutazione e nella mitigazione dei rischi sistemici legati alla vendita di merci illecite. Secondo Bruxelles, la piattaforma non ha adottato misure efficaci per impedire la comparsa e la ricomparsa di articoli contraffatti, con sistemi di moderazione insufficienti, personale dedicato troppo limitato e controlli facilmente aggirabili dai venditori. Prodotti segnalati come irregolari rimanevano disponibili per settimane, spesso raccomandati agli utenti attraverso gli algoritmi della piattaforma.

Il ciclismo paga un prezzo particolarmente alto

Il settore del ciclismo rappresenta uno degli ambiti più colpiti da questa piaga. Telaie in carbonio o alluminio “ispirati” a modelli di marchi premium europei, componenti come gruppi elettronici, ruote aerodinamiche, sellini e manubri con marchi contraffatti, e soprattutto abbigliamento tecnico – maglie, salopette, guanti, scarpe e giacche – invadono la piattaforma a prezzi stracciati. Questi prodotti, spesso di qualità scadente e privi delle certificazioni di sicurezza europee, non solo danneggiano economicamente i produttori e i negozi specializzati del Vecchio Continente, ma mettono a rischio l’incolumità degli appassionati.

Un telaio contraffatto può presentare saldature difettose o materiali che non rispettano gli standard di resistenza e rigidità previsti, con conseguenze potenzialmente gravi in caso di caduta. Componenti come freni, forcelle o reggisella non omologati rischiano di cedere sotto sforzo, mentre l’abbigliamento tecnico contraffatto – realizzato con tessuti che non traspirano correttamente o che contengono sostanze chimiche vietate – compromette il comfort e la sicurezza termica durante uscite lunghe o in condizioni meteo variabili.

Molti ciclisti, attirati dai prezzi bassi, acquistano su AliExpress convinti di fare un affare, ma si ritrovano con prodotti che durano poche stagioni, perdono elasticità, scoloriscono rapidamente o, peggio, causano irritazioni cutanee. Questa concorrenza sleale erode il mercato dei marchi europei di qualità, che investono in ricerca, materiali certificati e rispetto delle norme ambientali e di sicurezza, penalizzando l’intera filiera del ciclismo made in Europe: dalle piccole aziende artigiane ai grandi produttori.

La decisione della Commissione sottolinea come AliExpress non sia riuscita a prevenire adeguatamente la diffusione di merci contraffatte e come i meccanismi di “autorizzazione del marchio” si siano rivelati inefficaci. La piattaforma ha ora tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare un piano d’azione concreto per rimediare alle violazioni, pena ulteriori sanzioni.

Questo provvedimento rappresenta un importante passo avanti per tutelare non solo i consumatori, ma anche la competitività delle imprese europee. Nel mondo del ciclismo, dove passione, tecnologia e sicurezza si intrecciano, è fondamentale che le piattaforme online rispettino regole chiare: chi vuole vendere in Europa deve garantire prodotti conformi, tracciabili e non dannosi per chi pedala.

Gli appassionati di bicicletta, sempre più numerosi, meritano di poter scegliere con serenità, senza dover temere che un telaio o un capo d’abbigliamento acquistato online metta a rischio la loro salute o danneggi l’economia di un settore che rappresenta un’eccellenza continentale.