Nel panorama della mountain bike italiana, il 2026 si sta rivelando un anno di transizione dolorosa per le competizioni amatoriali. La notizia più eclatante è arrivata da poco: la Südtirol Dolomiti Superbike, una delle marathon più iconiche e longeve d’Europa, non si svolgerà più. A questa si aggiunge la chiusura definitiva della Sirente Bike Marathon, altra gara storica che ha segnato il movimento MTB nel Centro-Sud. Questi casi non sono isolati, ma sintomi di una crisi più ampia che sta colpendo eventi amatoriali in tutta Italia.
La fine di un’era: la Südtirol Dolomiti Superbike
Nata nel 1995 a Villabassa (BZ), la Dolomiti Superbike ha rappresentato per oltre trent’anni un punto di riferimento assoluto per gli appassionati di mountain bike marathon. Con percorsi epici – il lungo da 123 km e oltre 3.400 metri di dislivello, e il medio da 60 km – ha ospitato tappe di Coppa del Mondo UCI, un Campionato del Mondo nel 2008 e attirato migliaia di biker da tutto il mondo. L’edizione 2025, la trentesima, ha visto oltre 2.500 partecipanti da 38 nazioni, con vittorie di Andrea Siffredi e Claudia Peretti in una volata memorabile.

Eppure, Kurt Ploner, l’organizzatore storico, ha annunciato con rammarico profondo che nel 2026 la gara non si farà. Le motivazioni sono chiare e dolorose: «La spesa non vale l’impresa». I costi organizzativi sono esplosi – permessi ambientali sempre più rigidi nelle Dolomiti Patrimonio UNESCO, assicurazioni, tracciatura sentieri, logistica in un’area turistica – mentre sponsorizzazioni e iscrizioni non tengono più il passo. «Con rammarico e delusione dobbiamo alzare bandiera bianca», ha dichiarato Ploner, esprimendo delusione per un addio che non rende giustizia alla storia della manifestazione.

La Dolomiti Superbike non era solo una gara: era un evento che generava un indotto economico significativo per Villabassa e l’Alto Adige, con pernottamenti, ristoranti e un richiamo internazionale che promuoveva il territorio.
Un’altra perdita: la Sirente Bike Marathon
Parallelamente, nel cuore dell’Abruzzo, l’Avezzano MTB ha comunicato lo stop definitivo alla Sirente Bike Marathon dopo otto edizioni (2017-2025). La gara, disputata ad Aielli (AQ) nel Parco Regionale Sirente-Velino, aveva raggiunto livelli nazionali: nel 2019 ha ospitato i Campionati Italiani FCI e faceva parte di circuiti importanti come Abruzzo MTB Cup.

Le difficoltà organizzative – crescenti burocrazia, costi logistici, reperimento volontari e permessi in area protetta – hanno portato il comitato a una scelta sofferta. Il marchio “Sirente Bike Marathon” non potrà più essere usato per futuri eventi, segnando la fine di un appuntamento che ha dato lustro alla mountain bike del Centro-Sud e coinvolto centinaia di biker ogni anno.
Le cause comuni: un problema sistemico
Queste chiusure condividono radici profonde:
- Costi insostenibili: Inflazione, permessi ambientali stringenti (soprattutto in parchi e aree protette), assicurazioni obbligatorie e promozione rendono le gare sempre più care.
- Mancanza di volontari: Il ricambio generazionale è scarso; molti organizzatori storici, spesso volontari appassionati, faticano a trovare forze nuove.
- Calo di partecipanti e sponsor: Il boom post-Covid si è sgonfiato; prezzi delle bici elevati e minore propensione alla gara amatoriale riducono le iscrizioni. Sponsorizzazioni calano per via di un mercato MTB in contrazione.
- Rischi e burocrazia: Tracciati in zone sensibili, sicurezza, responsabilità legale: tutto pesa di più in un contesto normativo sempre più complesso.
E’ un dato di fatto ormai che il numero di gare amatoriali organizzate in Italia è in calo significativo negli ultimi anni, con molte ASD che rinunciano o ridimensionano.

Impatto sulla comunità e prospettive future
La perdita di eventi come questi va oltre lo sport: riduce opportunità per biker amatoriali di misurarsi, socializzare e scoprire territori. Economicamente, colpisce le località montane che contavano su questi appuntamenti per l’indotto estivo. Molti temono una “desertificazione” del calendario amatoriale, con solo grandi eventi Elite (come HERO Dolomites) a sopravvivere.

Tuttavia, non tutto è perduto. Alcuni propongono soluzioni: maggiore supporto federale (incentivi per volontari, semplificazione permessi), format più leggeri (gare brevi, e-MTB oriented o gravel ibride), partnership con enti turistici o circuiti regionali per dividere i costi. In altre regioni, eventi resistono grazie a comunità forti e innovazione.
L’addio alla Südtirol Dolomiti Superbike e alla Sirente Bike Marathon è un campanello d’allarme per l’intero movimento MTB amatoriale italiano. Serve un dibattito urgente tra federazioni, organizzatori, biker e istituzioni per trovare vie sostenibili, prima che altre gare storiche svaniscano. Perché la mountain bike, soprattutto quella “vera” e accessibile, vive anche – e soprattutto – di questi momenti collettivi sulle montagne.


