Il vallone di Nefelgiù è per me un posto speciale: ci sono salito con gli sci dal Vannino regalandomi una splendida discesa. Ma in estate l’avevo visto solo da lontano, e tutte le volte che avevo programmato di salirci succedeva qualche imprevisto a mettere i bastoni tra le ruote. Ecco allora l’idea, un po’ folle a dire il vero, di salirci in bici. 

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Gita dal considerevole sviluppo chilometrico: ecco dunque la decisione di utilizzare la MTB, ben consapevole che me la dovrò caricare sulle spalle per buona parte della salita – e della discesa – dal Passo di Nefelgiù. Ma la fortuna aiuta gli audaci, ed allora, contravvenendo un po’ alla mia filosofia di utilizzo della bici sui sentieri di montagna, eccomi in una splendida giornata estiva di settembre a risalire verso la Val Formazza
Sono a Canza, tranquilla e sonnolenta frazione di Formazza, da cui parte la tanto discussa strada verso il vallone del Vannino: ci arriverò in discesa tra qualche ora, intanto mi avvio verso Riale, con una temperatura decisamente frizzante, nonostante l’ora non propriamente mattutina. Smaltita l’orgia dei vacanzieri ferragostani l’alta Formazza in questo periodo torna ad essere quello che è per 11 mesi all’anno, ovvero un’oasi di tranquillità e di silenzio: incrocio poche auto lungo la salita, in alcuni tratti impegnativa sotto al salto della Frua. Una breve sosta a Riale per riempire la borraccia e scattare qualche foto tra le baite walser dagli splendidi balconi fioriti e via, verso la diga di Morasco.

Appena prima di intraprendere la salita verso il muraglione si devia a sinistra lungo un’ampia strada sterrata che in breve raggiunge il rifugio Bim See, aperto quest’anno ristrutturando un vecchio edifico: nei pressi di un tornante si prosegue diritto, seguendo le indicazioni per il vallone di Nefelgiù.

Si pedala comodamente, la strada è ampia e ben tenuta, fiancheggiata da una rigogliosa vegetazione di ontanelli (tra le piante più infestanti ed odiose della montagna).

Si raggiunge il promontorio di Furculti, con ampia vista sulla piana della Frua e sulla parete nord del Basodino già innevata di fresco, e si prosegue, ora con alcuni tratti impegnativi, virando decisamente in direzione sud ovest.

Le aspre propaggini dei Corni di Ban fanno da contraltare alla splendida visione sul bacino di Morasco, che salutiamo entrando decisamente nel vallone di Nefelgiù: dopo un breve tratto pianeggiante si arriva alla bucolica alpe Nefelgiù mt 2048, dove placide mucche si godono gli ultimi sprazzi dell’estate.

Se fino a qui la MTB è stata di grande aiuto per macinare chilometri altrimenti noiosi, da ora in poi diverrà un’imgombrante soma da spalleggiare sino al Passo di Nefelgiù. 500 metri di risalita con la bici in spalla e su terreno piuttosto impervio mettono duramente alla prova, ma l’ambiente circostante è talmente selvaggio e suggestivo da far passare in second’ordine la fatica fisica.

Scollino al Passo di Nefelgiù mt 2583: un gruppo di escursionisti mi guarda stranito, chissà cosa avranno pensato di questo matto che sale quassù in bici.

Socializzo, una pausa rifocillante e giù verso il Vannino: anche qui a piedi, salvo brevi tratti la discesa è impraticabile in bici! La visione del lago e sull’Arbola è sempre emozionante, ma il terreno in molti punti franoso richiede molta attenzione.

Giungo al Rifugio Margaroli, discretamente popolato da tranquilli e pacifici turisti, dove mi concedo una meritata pausa prima di poggiare di nuovo le ruote a terra.

Ora mi aspetta una lunga discesa verso Canza, dove la bici diventa divertimento puro.

Ma le mie budella non possono fare a meno di ritorcersi ancora una volta alla vista dello scempio compiuto lungo il vallone del Vannino dalla costruzione di una strada sterrata di dubbia utilità che ha fatto scempio di uno degli scorci più belli dell’Ossola. Passo oltre, sdegnato, ma un ultimo sguardo all’indietro verso l’Arbola non me lo posso negare… chissà se quest’inverno riuscirò finalmente a salirci!

Raggungo la stazione a monte della seggiovia del Sagersboden e da qui in un lampo arrivo a Canza, tra prati ancora verdissimi e sfavillanti: l’autunno può ancora attendere, oggi è estate piena!

Testo e foto di Fabrizio Godio