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Presentati lo scorso anno dall’americana TRP, i G-Spec Slate rappresentano un’evoluzione del corrispondente modello Slate T4, da noi già testato oltre un anno fa, del quale mantengono comunque la presenza dei quattro pistoni ma con una serie di aggiornamenti significativi dei quali dopo circa sei mesi di test vi descriveremo le nostre impressioni.

Descrizione

Forse non tutti sanno che i freni a marchio TRP sono utilizzati in Coppa del Mondo di downhill da un certo Aaron Gwin, con il quale TRP ha lavorato a stretto contatto per realizzare un modello di freni le cui caratteristiche rispecchiassero i desideri di Gwin. Il modello si chiama G-Spec Quadiem e, a detta del produttore, vanterebbe la migliore combinazione di finitura, funzionalità e affidabilità. Queste caratteristiche sono poi state rese disponibili anche per gli Slate T4, un modello più orientato al trail ride, per giungere agli attuali G-Spec Slate.

Il pompante è realizzato in fusione di alluminio con una successiva ed elegante finitura in argento. La leva, anch’essa in alluminio, è completamente nuova nel disegno e presenta una serie di fori proprio come piacciono ad Aaron Gwin.

Il collarino a singola vite è apribile a cerniera per favorire una facile installazione senza dover rimuovere le manopole. Collarino che è, inoltre, compatibile con le tecnologie I-Spec B e I-Spec II di Shimano e Matchmaker di Sram con appositi adattatori.

Le regolazioni previste riguardano il reach, ovvero la distanza della leva dal manubrio, che è possibile personalizzare tramite un pomello posto dietro la leva e quindi senza alcun attrezzo.

La pinza, realizzata in due blocchi di lega di fusione imbullonati, si basa sempre sulla presenza di quattro pistoni, ovvero due coppie di diametro diverso a favore di una maggiore modulazione in fase di frenata. I pistoni, inoltre, sono di tipo ibrido, ovvero realizzati in ceramica internamente con un rivestimento esterno in acciaio a favore di una maggiore durata ma anche di una migliore dissipazione del calore. La tubazione che porta l’olio minerale è in ingresso alla pinza attraverso un comodo raccordo banjo grazie al quale è possibile personalizzare l’angolazione della stessa tubazione.

Le pastiglie di serie sono di tipo semi-metallico, con caricamento dall’alto, mentre l’attacco per lo sfiato dell’aria dalla tubazione si trova in corrispondenza dell’ingresso della stessa tubazione.

Il peso da noi rilevato dell’impianto anteriore, disco escluso e con tubazione ancora da tagliare, è stato di 295 grammi. Il singolo impianto, disponibile nel solo colore argento, è in vendita al prezzo di € 122,00 considerando l’attuale tasso di conversione del dollaro americano. I dischi vengono venduti separatamente, consentendo così di risparmiare in fase di acquisto dell’impianto frenante qualora si posseggano già i dischi.

Info: www.trpcycling.com

Il test

I G-Spec Slate sfoggiano le stesse forme affusolate del modello predecessore, del quale richiamano anche il peso, che si attesta su valori accettabili considerata la presenza dei quattro pistoni. Non è cambiato neanche l’approccio adottato per il montaggio a manubrio, visto che anche qui troviamo dei comodi collarini apribili a cerniera che facilitano molto l’operazione di installazione, visto che non è necessario rimuovere le manopole.

L’operazione di taglio delle tubazioni non è per niente complicata, grazie anche alle istruzioni in dotazione alla confezione. In ogni caso a questo link trovate il nostro video tutorial sulla procedura relativa al modello Quadiem SL, che comunque è esattamente la stessa per i G-Spec Slate. Con un minimo di attenzione si riesce ad effettuare il taglio senza necessariamente dover effettuare poi lo spurgo.

Abbiamo utilizzato i G-Spec Slate abbinati ad una coppia di dischi TRP-29. Dischi caratterizzati dalla presenza di sei scanalature (quelle in nero) progettate per favorire l’evacuazione di acqua, fango e detriti qualora vengano a trovarsi tra pastiglie e disco.

La leva mantiene l’ottima ergonomia che consente di essere utilizzata con un solo dito anche nelle discese più lunghe, anche se l’avremmo preferita un po’ più corta. I micro fori presenti su di essa favoriscono il grip anche in condizioni di bagnato.

Una delle novità dei G-Spec Slate riguarda la possibilità di modificare la distanza della leva dal manubrio senza necessità di attrezzi, grazie alla presenza del pomello di regolazione sulla stessa leva. Pomello di dimensioni non particolarmente contenute e grazie a questo si fa utilizzare facilmente anche con il guanto; la regolazione inoltre è ben indicizzata e ciò rende ancora più pratico il suo utilizzo.

La pinza sfoggia una lavorazione molto ricercata e mantiene il caricamento delle pastiglie dall’alto, consentendo così la loro eventuale sostituzione senza dover rimuovere la pinza stessa. Pastiglie che sono dotate di mescola semi-metallica, buon compromesso tra quelle organiche e quelle sinterizzate metalliche. Anche con questo modello, inoltre, apprezziamo la presenza del raccordo banjo della tubazione in ingresso alla pinza, che può essere così angolata a proprio piacimento allentando e poi serrando nuovamente il raccordo, in modo da consentire l’installazione più corretta della pinza anche quando il disegno del telaio o della forcella costringono ad un’insolita angolazione della tubazione.

Quello che ci ha impressionato maggiormente di questi freni è stata la loro elevata modulabilità in ogni situazione mentre in termini di potenza nel corso della prima uscita hanno impiegato un po’ di tempo per esprimersi al meglio. Man mano, però, che aumentavano i chilometri notavamo un aumento costante della potenza frenante senza comunque arrivare mai al bloccaggio totale dei dischi anche nelle situazioni più estreme.

Per aumentarne la potenza si potrebbe optare per delle pastiglie sinterizzate metalliche, ma ciò andrebbe poi a discapito della modulabilità, che rappresenta il punto forte dei G-Spec Slate, dei quali abbiamo apprezzato anche la linearità e prevedibilità della potenza frenante, più che soddisfacente per un ambito di utilizzo dal cross country all’all mountain. Si tratta, inoltre, di un impianto frenante dal prezzo contenuto in rapporto alle proprie caratteristiche qualitative, compresa l’affidabilità che nei sei mesi di utilizzo ha effettivamente brillato non richiedendo mai alcun tipo di intervento di manutenzione.