In test: Rose Thrill Hill 1




Con oltre un secolo di esperienza nella produzione di biciclette, il marchio tedesco Rose vende direttamente online con la possibilità di personalizzare gli allestimenti a proprio piacimento prima di effettuare l’ordine di acquisto. A differenza di altri produttori stranieri, comunque, Rose offre anche una sede italiana alla quale si può fare riferimento per ogni evenienza. Inserita nel già vasto catalogo delle sue mountain bike, la Thrill Hill rappresenta la proposta full da 27.5″ per il cross country, strizzando l’occhio al trailriding.

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Descrizione

Presente nel catalogo Rose già da qualche anno, la Thrill Hill viene proposta, insieme all’altra full Dr. Z, come biammortizzata destinata ad un utilizzo cross country/marathon. A differenza della Dr. Z, però, la Thrill Hill con il suo formato ruote da 27.5″, l’escursione posteriore da 115 mm e le geometrie più rilassate, si propone anche come un mezzo in grado di dire la sua in un ambito più trailriding, laddove è richiesta una bici che sia un po’ più reattiva nel lento e più stabile nel veloce.

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La Thrill Hill è declinata in tre versioni, di cui quella in test rappresenta la fascia d’ingresso. Tutte, in ogni caso, sono caratterizzate da una costruzione in carbonio monoscocca per quanto concerne il triangolo principale, il carro ed il link della sospensione. Un telaio con un peso dichiarato di 1,9 kg in taglia M, dalla linea pulita, semplice e allo stesso tempo solida. In ogni caso, come detto in apertura, gli allestimenti sono completamente personalizzabili sul sito del produttore al momento dell’ordine.

Il telaio è, inoltre, predisposto, oramai come è quasi consuetudine, per il passaggio interno di cavi e guaine di trasmissione e della tubazione del freno posteriore. Rose offre una garanzia di 6 anni sul telaio e di 2 anni sulla componentistica, nonché 5 anni di crash replacement, ovvero uno sconto del 50% sull’acquisto di un telaio nuovo in caso di rottura a seguito di incidente.

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Curiosamente lo schema di sospensione adottato per la Thrill Hill si stacca dal consueto parallelogramma con Horst-Link che caratterizza le altre full di casa Rose, per accogliere invece un carro posteriore in unico blocco. Non ci sono snodi ma solo un link superiore, come già detto in carbonio, di rinvio dell’ammortizzatore. In sostanza una struttura a monopivot, con i foderi superiori di sezione ridotta nella parte inferiore, che conferisce alla bici una linea molto pulita ma anche una maggiore rigidità torsionale.

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Le sospensioni sono a marchio RockShox. La forcella è una Reba RL Solo Air da 100 mm di escursione, con comando remoto al manubrio per il bloccaggio.

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L’ammortizzatore è un Monarch RL, che prevede quindi, oltre alla regolazione del ritorno, anche il bloccaggio tramite una leva tra l’altro facilmente raggiungibile dalla posizione in sella.

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Per le ruote Rose ha scelto la svizzera DT Swiss, optando per le X 1900 Spline. Troviamo qui un cerchio con canale interno da 20 mm di larghezza, 28 raggi a testa piatta, spessore costante e incrociati in terza. I cerchi, inoltre, sono già predisposti per essere utilizzati in modalità tubeless e con la bici vengono anche fornite le relative valvole per tale utilizzo. E sarà proprio il caso di approfittarne visto che anche le coperture adottate sono utilizzabili senza camera d’aria. Si tratta delle Schwalbe Racing Ralph in versione Evolution, con mescola PaceStar, protezione sui fianchi SnakeSkin e, ovviamente, Tubeless Easy.

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La trasmissione è a doppia corona e a 10 velocità, a marchio Shimano. Troviamo una guarnitura Deore con corone 38/24T, una cassetta 11-36T, il cambio posteriore Deore SLX con i relativi comandi e il deragliatore Deore.

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Anche i freni sono del produttore nipponico, nel modello Deore e con dischi da 180 mm su entrambe le ruote.

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Per il cockpit Rose si è servita di Race Face per quanto concerne manubrio e attacco, con le caratteristiche manopole di casa Ergon, mentre per il reggisella ha preferito scegliere Easton e per la seduta propone invece una delle proprie selle.

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Specifiche

Telaio: Carbonio monoscocca
Escursione ant.: 100 mm
Escursione post.: 115 mm
Forcella: RockShox Reba RL Solo Air – 15 mm
Ammortizzatore: RockShox Monarch RL
Comandi: Shimano Deore SLX 10v
Cambio: Shimano Deore SLX
Deragliatore: Shimano Deore
Guarnitura / Movimento centrale: Shimano Deore 38/24T / BSA 73 mm
Cassetta pignoni: Shimano CS-HG50 11-36T 10v
Catena: Shimano CN-HG54
Freni: Shimano Deore 180/180 mm
Ruote: DT Swiss X 1900 Spline, 20c, 15×100 mm/12×142 mm, 28 x 2 mm
Coperture: Schwalbe Racing Ralph Evo PaceStar SnakeSkin TLE 27.5 x 2.25″
Manubrio: Race Face Ride Flat Wide 710 mm, manopole Ergon GA1 Evo
Attacco manubrio: Race Face Ride XC 90 mm
Serie sterzo: FSA semi integrata tapered
Reggisella: Easton EA70 Zero
Sella: Rose
Peso: 12,05 kg
PREZZO: € 2.562,00

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Geometrie

Taglie disponibili: 45,1/47/47 cm
Orizzontale virtuale: 57,5/59,2/61,5 cm
Angolo sterzo: 69°
Angolo piantone: 73,5°
Altezza movimento centrale: 33,2 cm
Tubo sterzo: 12/12,5/13,3 cm
Carro posteriore: 44 cm
Passo: 110,5/112,2/114,7 cm

Info: www.rosebikes.it

Il test

In sella

Proporzioni e spazi appaiono nella norma ed è perfetta la lunghezza di cavi e guaine. Abbiamo trovato giusta anche la larghezza del manubrio, secondo noi ideale per una simile destinazione d’uso. La lunghezza dell’attacco manubrio soddisferà sicuramente i “palati” racing mentre quelli più trailride potrebbero desiderare un’attacco più corto. Ci ha stupito in positivo la comodità della sella e un plauso va quindi alla componentistica Rose. Abbiamo trovato comode, inoltre, anche le particolari manopole Ergon, che ci piacerebbe avere in futuro la possibilità di testare per un periodo abbastanza lungo in modo da poterci esprimere con maggior disinvoltura. Apprezzabile, infine, la presenza del generoso batticatena.

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Per le unità ammortizzanti la regolazione del SAG è facilitata dalla presenza del consueto O-ring e della scala graduata che caratterizza il marchio RockShox. Sulla forcella, inoltre, troviamo anche una pratica etichetta adesiva che fornisce indicazioni di massima dei valori di pressione in funzione del peso del biker, che possono essere sicuramente presi come valori di partenza e da affinare poi sul campo. Sul proprio sito, inoltre, Rose fornisce delle ulteriori indicazioni sui valori di SAG consigliati. Abbiamo trovato comodamente accessibile, infine, la leva dell’ammortizzatore.

In pianura

Le geometrie ci appaiono azzeccate per questo mezzo e consentono al biker di assumere una posizione ben centrata sulla Thrill Hill, che risponde in maniera brillante alla spinta sui pedali, merito non solo del peso non elevato ma anche della notevole rigidità di telaio e ruote che dà quasi l’impressione di guidare una front nei rilanci per quanto sia reattiva. La sospensione, inoltre, non innesca alcuna oscillazione avvertibile, rimanendo composti in sella, e non si avverte quindi alcuna necessità di bloccaggio dell’ammortizzatore, anche perché poi non ci si godrebbe il lavoro della sospensione. Una sospensione che assorbe bene le asperità più piccole e che mantiene un comportamento progressivo, permettendo di sfruttare tutti i 115 mm a disposizione.

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In curva

Nonostante il carro non sia tra i più compatti, l’angolo di sterzo di 69° e l’interasse abbastanza contenuto rendono la bici molto reattiva nei tratti più guidati. Merito anche dell’altezza contenuta del movimento centrale e di allineamenti telaio degni di nota che consentono di condurre il mezzo con naturalezza, anche alle velocità più basse. Le coperture adottate non presentano le tassellature aggressive pensate per un utilizzo più trailride, quindi hanno dei limiti da tenere in considerazione all’atto dell’acquisto, nel caso si volesse affinare il carattere del mezzo.

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In salita

Un peso non leggerissimo ma neanche elevato la fanno arrampicare di buon passo. Se in cerca di continui rilanci sarà il caso di rimanere in sella se l’ammortizzatore è aperto. La sospensione a pivot singolo aiuta in salita a mantenere la ruota posteriore in continuo contatto con il terreno e non fa percepire alcuna perdita di efficienza. Se invece si decide di bloccare l’ammortizzatore ci si può sbizzarrire ancora di più, godendosi la notevole rigidità del telaio e delle ruote, queste ultime coadiuvate da coperture molto scorrevoli, rinunciando però all’assorbimento delle asperità da parte del carro, soprattutto sui fondi più dissestati.

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Nei tratti con l’aderenza al limite non si avverte la mancanza delle ruote da 29″. La posizione ben centrata e raccolta sulla bici e la scelta dell’attacco manubrio aiutano a caricare bene l’avantreno quando si devono affrontare i tratti più ripidi e avari di grip, facendo avvertire una gradevole sensazione di trasmissione di potenza sui pedali.

In discesa

La Thrill Hill punta molto su geometrie funzionali ed un bilanciamento globale, dando l’impressione di avere un carro di escursione ancora più generosa. La corsa si lascia sfruttare fino in fondo senza mai incappare in facili fine corsa anche se si vuole mantenere un SAG leggermente abbondante. La sospensione copia molto bene il fondo e pur consci del fatto che una ruota da 29″ superi meglio gli ostacoli, ancora una volta la rigidità dell’insieme telaio/ruote aiuta non poco nella scelta e nel mantenimento della traiettoria migliore.

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Pur con i suoi limiti dettati dalle escursioni e dalle geometrie tipicamente cross country, dimostra di cavarsela in maniera eccellente nei percorsi trailriding, se non si è alla ricerca di “numeri” particolari, e ricordandosi comunque che le gomme montate di serie sono più scorrevoli che aggrappanti, ma pur sempre in sintonia con la bici. La frenata ci è apparsa adeguata al mezzo ed abbiamo, inoltre, pienamente condiviso la scelta del diametro dei dischi per i freni su entrambe le ruote, una cosa che la dice lunga sull’indole della Thrill Hill.

Conclusioni

Contraddistinta da un encomiabile rapporto qualità/prezzo, la Thrill Hill si è dimostrata una bici entusiasmante da condurre nelle salite e nei tratti lenti e guidati, in grado di offrire una conduzione che garantisce generosi margini di sicurezza in quelli più veloci. Ha dimostrato per certi versi un’indole più vicina a quella di un mezzo trailride che cross country, andando quindi a rappresentare una sorta di anello di congiunzione tra i due mondi.

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