In test: Rocky Mountain Sherpa




Il nuovo formato ruote 27.5+ si sta facendo ormai strada sul mercato e tra gli appassionati delle ruote grasse, per alcuni come un’alternativa ai formati esistenti e per altri come un formato specifico sfruttabile in determinate situazioni. Rocky Mountain è stata precursore con la sua Sherpa, una full pensata per le lunghe esplorazioni presentata in anteprima alla Sea Otter Classic del 2014 ed ufficialmente lo scorso mese di Aprile. Noi abbiamo avuto modo di provarla in occasione del Bike Festival di Riva del Garda.

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Descrizione

La Sherpa nasce come mountain bike basata sul concetto del bikepacking, ovvero per quelle escursioni di lunga durata su terreni impegnativi, in cui ci si voglia divertire anche avendo caricato la bici con l’attrezzatura necessaria ad affrontare uscite esplorative su più giorni. E’ stata prevista la sola versione in test.

Per il progetto Sherpa, Rocky Mountain è partita dal triangolo principale della Element, al quale è stato quindi aggiunto un carro specifico per poter accogliere le coperture di maggiore sezione del formato 27.5+. Il triangolo principale è in carbonio Smoothwall, una fibra di carbonio lavorata con tecnologie proprietarie e tesa a garantire un buon rapporto peso/rigidità nonchè durata nel tempo. Al fine di ottimizzare la rigidità e la resistenza agli urti, inoltre, sono stati adottati diversi tipi di carbonio in aree specifiche del telaio, riducendo al minimo il peso complessivo. Previsto il passaggio interno di guaine, tranne per la tubazione del freno posteriore.

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Il carro è in alluminio 7005 idroformato, caratterizzato dalla presenza di perni ABC (Angular Bushing Concept) basati su bussole angolari invece che sui classici cuscinetti. Questo al fine di aumentare la superficie di accoppiamento e ridurre le deformazioni, con conseguente maggior rigidità e minore manutenzione rispetto ai perni tradizionali, visto anche che quelle adottate dal braccetto sono ingrassabili dall’esterno.

L’escursione alla ruota posteriore, come nella Element, è rimasta a 95 millimetri mentre le geometrie sono state disegnate per accogliere all’anteriore una forcella da 120 millimetri di escursione. Geometrie che sono state molto curate per poter garantire al biker una posizione più verticale a favore di una seduta più confortevole per le lunghe uscite in sella.

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Lo schema di sospensione è lo Smoothlink, un sistema proprietario brevettato che ad una prima occhiata potrebbe sembrare un classico quadrilatero con Horst-Link ma in realtà presenta un diverso posizionamento in altezza del fulcro situato davanti ai forcellini, cosa che dovrebbe rendere la sospensione più reattiva alla spinta sui pedali.

Per le unità ammortizzanti Rocky Mountain è andata a scegliere in casa Manitou. La Forcella è la Magnum 27.5+ TPC Absolute+, con asse da 110×15 mm.

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Come ammortizzatore troviamo il McLeod Custom Valved.

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Le ruote sono assemblate utilizzando cerchi WTB Scraper con canale interno da 45 millimetri e raggi DT Swiss Competition. Per quanto riguarda i mozzi, all’anteriore troviamo un Sun Ringlé SRC Plus mentre al posteriore si è fatto uso di un DT Swiss 350 con asse da 12 x 142 millimetri.

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Anche le coperture sono di casa WTB, troviamo infatti le Trailblazer da 2.8″ di sezione, con doppia mescola DNA e convertibili in tubeless. Gomme senz’altro ideali per questo tipo di piattaforma, visto il disegno del battistrada, i cui tasselli centrali a basso profilo garantiscono la scorrevolezza che serve nell’affrontare le lunghe distanze.

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La trasmissione fa uso di una doppia corona e di 10 velocità, come è ovvio che ci si debba aspettare da una bici con una simile destinazione d’uso. La guarnitura è una Race Face Turbine Cinch Custom 38/24, con movimento centrale di tipo press fit, cambio posteriore Shimano XT Shadow Plus, deragliatore Shimano Deore, comandi Shimano SLX e cassetta Shimano con pignoni 11-36D.

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I freni sono degli Shimano con dischi da 180 millimetri anteriore e posteriore.

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Al posto di guida troviamo attacco e manubrio a marchio Race Face, con manopole Rocky Mountain. Anche il reggisella è a marchio Rocky Mountain, non telescopico e ne comprendiamo le motivazioni, visto che la Sherpa non nasce per affrontare le discese più ripide, anche se per un utilizzo più ludico ce lo vedremmo volentieri. Con la sella ritroviamo il marchio WTB, con il modello Volt Race.

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Specifiche tecniche

Telaio: triangolo principale in carbonio Smoothwall, carro in alluminio 7005 idroformato
Escursione ant.: 120 mm
Escursione post.: 95 mm
Forcella: Manitou Magnum 27.5+ TPC Absolute+ – 15mm Hexlock Axle
Ammortizzatore: Manitou McLeod Custom Valved
Comandi: Shimano SLX Rapid Fire 10v
Cambio: Shimano XT Shadow Plus
Deragliatore: Shimano Deore E-Mount
Guarnitura: Race Face Turbine Cinch Custom 38/24D
Cassetta pignoni: Shimano HG50 11-36D 10v
Catena: KMC X10 Ecoprotec
Freni: Shimano M506 180/180 mm
Cerchi: WTB Scraper i45 27.5+ TCS
Raggi: DT Swiss Competition, 32
Mozzi: Sun Ringlè SRC Plus 15 x 110 mm / DT Swiss 350 12 x 142 mm
Coperture: WTB Trailblazer 27.5+ TCS 27.5 x 2.8″
Manubrio: Race Face Evolve 3/4 Riser 725 mm, manopole Rocky Mountain Lock On Mushroom
Attacco manubrio: Race Face, 70 mm
Serie sterzo: CaneCreek Fifteen Series tapered (IS 42 mm / 52 mm)
Reggisella: Rocky Mountain XC
Sella: WTB Volt Race
Peso: 13,14 kg
PREZZO: circa € 5.000,00

Geometrie

Taglie disponibili: 39,4/43,2/47/50,8 cm
Angolo sterzo: 69,4°
Angolo piantone: 73°
Orizzontale virtuale: 55,8/58,2/60,5/63 cm
Altezza movimento centrale: 33,04 cm
Tubo sterzo: 10/11/12/13 cm
Carro posteriore: 44,5 cm
Standover: 72,3 cm
Passo: 107,9/111/113,3/115,9 cm

Info: www.bikes.com

Distributore per l’Italia: dsb-bonandrini.com

 

Il test

In sella

A prima vista la Sherpa appare come la mountain bike per le lunghe esplorazioni, con le coperture di grande formato e le generose tubazioni. La posizione in sella è abbastanza verticale, gli angoli appaiono in effetti adeguati a quello che si propone questo mezzo, ovvero lunghe pedalate anche su più giorni di durata. Anche gli spazi sembrano adeguati. Per la regolazione del SAG ci si può avvalere della sola presenza dell’o-ring su forcella e ammortizzatore.

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Vista l’assenza del reggisella telescopico, Rocky Mountain ha pensato bene di dotare la Sherpa di un morsetto stringisella apribile, con una lunga leva molto comoda da azionare.

In pianura

Le ruote di diametro 27.5″ abbinate a coperture da 2.8″ fanno in modo che la Sherpa abbia la stessa scorrevolezza di una 29er ma con il vantaggio di avere una gomma con un elevato volume d’aria. Nei tratti dal fondo molto accidentato e instabile, la Sherpa sfoggia un’ottima trazione, restando ben piantata in curva e fornendo una buona sicurezza di guida.

Lo schema di sospensione è molto stabile. Nei rilanci si può godere di un’ottima accelerazione in rapporto alla sezione delle coperture e non c’è quasi bisogno di attivare la piattaforma stabile di pedalata nell’ammortizzatore.

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In curva

In curva l’aderenza fornita dalle coperture di ampio formato consente di aumentare molto l’andatura di marcia. All’inizio si potrebbe far fatica a crederci e a provarci, ma una volta superate le prime diffidenze si potrà godere dell’ottimo grip e della guidabilità di questo mezzo, grazie anche ad angoli azzeccati.

In salita

Da un mezzo con coperture da 2.8″ di sezione non ci si può certo aspettare briose accelerazioni in salita e questo lo sapevamo quando abbiamo affrontato alcuni tratti ripidi, tuttavia la Sherpa ci ha sorpreso positivamente per come riesce a districarsi nelle salite, pur con pendenze non esagerate. La trazione è notevole, complice sia la sospensione, che non necessita del blocco della sospensione, che la tassellatura scorrevole delle Trailblazer. Abbiamo trovato inoltre relativamente contenuto il peso complessivo, considerata la tipologia di questo mezzo. Anche l’angolo piantone molto verticale aiuta nella spinta sui pedali.

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Con le masse in gioco, abbiamo molto apprezzato la presenza della doppia corona. In questi tempi in cui gran parte delle mountain bike vengono assemblate con la monocorona, Rocky Mountain ha pensato bene di dotare la Sherpa di una trasmissione 2 x 10, in modo da fornirle il massimo numero possibile di combinazioni di rapporti, oltre ad avere a disposizione una corona da 24 denti, che si rivela sicuramente utile nell’affrontare le salite più ripide soprattutto quando si è a pieno carico per affrontare un’uscita su più giorni.

In discesa

La sospensione non ci è sembrata fornire una risposta molto morbida ai piccoli urti, tuttavia pur considerando di avere a disposizione un’escursione alla ruota posteriore abbastanza limitata, l’assorbimento delle asperità offerto dalle gomme di ampia sezione aiuta a spianare il terreno, facendo sentire a chi è in sella una gradevole sensazione di comfort generale.

Pur con un angolo di sterzo non particolarmente aperto si riescono a tenere velocità che con una classica mountain bike sono difficili da raggiungere. Questo perchè la notevole inerzia offerta dalle ruote “più ampie” consente un’ottima stabilità del mezzo anche in presenza delle asperità più marcate.

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La frenata offerta dall’impianto Shimano ci è sembrata adeguata al mezzo e senza tentennamenti, con una buona potenza grazie anche all’adozione di un disco da 180 mm al posteriore.

Conclusioni

Un mezzo per le lunghe esplorazioni? Pur avendola provata solo per alcune ore noi crediamo che Rocky Mountain abbia colto nel segno. La Sherpa è un mezzo che saprà infondere molta sicurezza al biker che si diletta ad affrontare quelle lunghe ed estenuanti uscite che solo i panorami mozzafiato sanno ben ripagare. Ciò non vuol dire, però, che la Sherpa debba essere per forza relegata a questo ruolo, anzi. A noi è parsa una mountain bike molto divertente da guidare, per questo motivo la vedremmo bene anche nelle uscite più brevi, magari come seconda bici e dotandola di un reggisella telescopico.

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