Tom Ritchey è tra i nomi storici che hanno determinato negli anni ’70 la nascita della mountain bike. Fin dai primi approcci, il suo obiettivo è sempre stato quello della riduzione del peso della bicicletta senza però comprometterne la robustezza. Con il passare degli anni ha poi incentrato questo obiettivo anche nella realizzazione di componenti pregiati, proponendo poi due modelli di telaio per la mountain bike e, dallo scorso anno, avviando anche la commercializzazione delle bici complete, la Timberwolf e la P-29ER, quest’ultima oggetto di questo test.

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Descrizione

Avevamo già avuto modo di vedere da vicino un montaggio completo della P-29ER di Ritchey ad Eurobike 2014. Una pregevole interpretazione di una front in acciaio con ruote da 29″.

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Ma non si tratta di un semplice telaio in acciaio, visto che Ritchey ha utilizzato per questa front tubazioni Logic II a triplo spessore allo scopo di ridurre il peso finale senza però perdere in rigidità. Il peso dichiarato per il solo telaio, in taglia L, è pari infatti a 2,15 kg, un valore niente male visto che si parla di acciaio.

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L’attuale modello della P-29ER si presenta con alcuni aggiornamenti significativi rispetto al suo predecessore, primo tra tutti il tubo sterzo conico forgiato.

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Altra novità importante riguarda il posizionamento dell’attacco del freno posteriore tra i due foderi, per garantire una risposta più pronta in fase di frenata. Gli assi delle ruote, invece, si basano anteriormente su un perno passante di tipo standard (non Boost) e posteriormente su un classico sgancio rapido.

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L’instradamento di cavi e guaine rimane esterno al telaio, un telaio che sfoggia in ogni caso una linea semplice e pulita, riprendendo il disegno e le caratteristiche dei telai che hanno fatto la storia della mountain bike, come la presenza del collarino stringisella integrato al telaio, che fa tanto vecchia scuola.

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Ma spiccano anche alcuni importanti accorgimenti, come la leggera deviazione del tubo obliquo in corrispondenza del nodo sterzo per scongiurare impatti con la forcella e la leggera ovalizzazione verticale dei foderi, progettata per accogliere meglio le moderne coperture di ampia sezione.

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Come unità ammortizzante la P-29ER si avvale di una RockShox SID XX da 100 mm di corsa, con regolazione del ritorno e della frenatura in compressione tra “Open” (aperto) e “Lockout” (blocco) mediante comando remoto XLoc.

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Con le masse rotanti troviamo già componenti a marchio Ritchey, con le pregevoli ruote WCS Vantage 29 realizzate con un cerchio in alluminio di tipo tubeless, con mozzi dello stesso marchio e raggi DT Swiss Competition. Anche le gomme sono di casa, troviamo infatti le Zmax Evolution da 2.25″ di sezione, pronte quindi per un utilizzo senza camera d’aria.

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La trasmissione è interamente Shimano Deore XT a 11 velocità. Troviamo una doppia corona anteriore 34/24T abbinata ad una cassetta pignoni 11-40T.

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Anche il sistema frenante è un Deore XT di casa Shimano e non può che farci piacere, con dischi da 160 mm ad entrambe le ruote.

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Arriviamo al cockpit per “farci gli occhi” con la pregiata componentistica Ritchey nella gamma WCS. Troviamo, infatti, il manubrio WCS Flat da 720 mm di larghezza abbinato ad un attacco WCS C220 da ben 90 mm e alle storiche manopole WCS TrueGrip.

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La seduta presenta invece un reggisella WCS Link da 27,2 mm a morsetto arretrato e la sella WCS Streem.

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Specifiche

Telaio: acciaio Ritchey Logic II a triplo spessore
Escursione ant.: 100 mm
Forcella: RockShox SID XX
Comandi cambio: Shimano Deore XT, 11 v
Cambio: Shimano Deore XT
Deragliatore: Shimano Deore XT
Guarnitura/Movimento centrale: Shimano Deore XT, 34/24T, BSA
Cassetta pignoni: Shimano Deore XT, 11-40T, 11v
Catena: Shimano HG95
Freni: Shimano Deore XT, 160/160 mm
Ruote: Ritchey WCS Vantage 29, 21c, 15×100 mm/10×135 mm, 28 raggi DT Competition 2.0/1.8 mm
Coperture: Ritchey Zmax Evolution 29 x 2.25″
Manubrio: Ritchey WCS Flat, 720 mm larghezza, 5 mm rialzo
Attacco manubrio: Ritchey WCS C220, 90 mm lunghezza
Manopole: Ritchey WCS TrueGrip
Serie sterzo: Ritchey WCS Drop In, integrata
Reggisella: Ritchey WCS Link
Sella: Ritchey WCS Streem
Peso: 11,7 kg (taglia L, senza pedali)
Colori disponibili: Black
PREZZO: € 3.299,00

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Geometrie

Taglie disponibili: S-M-L-XL
Orizzontale virtuale: 580-595-615-635 mm
Angolo sterzo: 70° (69,5° taglia S)
Angolo piantone: 73°
Tubo sterzo: 100-100-115-130 mm
Carro posteriore: 447 mm
Standover: 764-785-817-835 mm
Reach: 399-414-430-446 mm
Stack: 578-589-604-617 mm
Passo: 1.088-1.098-1.119-1.140 mm

Info: ritcheylogic.com


Il test

In sella

Sedersi sulla P-29ER è un po’ come fare un salto nel passato, quando i telai in acciaio dalle forme semplici ed allo stesso tempo robuste dominavano la scena. Gli spazi ci appaiono subito adeguati, con una seduta leggermente allungata come richiede l’ambito di utilizzo di questo mezzo. Si apprezza la comodità della seduta, che si avvale di un reggisella di diametro ridotto rispetto alla media, a favore di una maggiore dissipazione delle vibrazioni, ma anche di una sella che se a prima vista offre un’imbottitura molto riduttiva, si è dimostrata poi sul campo molto valida nell’assorbimento degli impatti e confortevole sulle lunghe distanze.

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Abbiamo trovato perfetta per questo ambito di utilizzo la larghezza del manubrio e la lunghezza dell’attacco, apprezzando inoltre la differenziazione operata da Ritchey per la lunghezza dell’attacco manubrio in funzione della taglia prescelta.

La regolazione del SAG della forcella è ben assistita dalla presenza sia della scala graduata posta sullo stelo che delle indicazioni consigliate in funzione del peso del biker e poste su una comoda etichetta sul fodero sinistro. Manca purtroppo un generoso batticatena, sostituito da una pellicola protettiva, per cui consigliamo caldamente di dotarsene in fase di acquisto.

In pianura

Quando ci si muove per i primi metri si apprezza molto il piacevole mix di elasticità e comfort offerto dal telaio in acciaio, un comfort che poi si rispecchia anche sulla lunga distanza, consentendo di rimanere in sella anche per diverse ore senza sentire il solito affaticamento che in genere si avverte alla guida di una front. La risposta alla spinta sui pedali mantiene comunque la prontezza tipica di un telaio non ammortizzato al posteriore, complici anche le ruote leggere e rigide e le gomme scorrevoli. Il materiale in acciaio adottato per il telaio ed il diametro ridotto del reggisella, inoltre, fanno sì che il carro non si impunti in maniera nervosa sulle asperità quando si vuole spingere sui pedali restando seduti.

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Per guadagnare ancora qualcosa in termini di scorrevolezza si possono eliminare le camere d’aria convertendo le gomme in tubeless, vista la predisposizione delle ruote in tal senso.

In curva

La P-29ER riesce a districarsi bene nei tratti più tortuosi grazie ad un angolo di sterzo votato alla reattività che riesce a mitigare la lunghezza del carro, non delle più contenute. Carro che proprio grazie alla sua lunghezza, però, favorisce l’inserimento nelle curve più veloci mantenendo una buona velocità e precisione senza fare scomporre il mezzo. Chi fosse alla ricerca di un comportamento più trail ride potrebbe optare per un attacco manubrio leggermente più corto.

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A favore della P-29ER in questo contesto intervengono anche le ruote con un cerchio dal canale interno non particolarmente largo che favorisce la conduzione nei tratti più guidati. Le Zmax presentano, inoltre, una transizione molto ben supportata verso la spalla e non richiedono, quindi, un’impostazione decisa in fase di piega per mordere il terreno.

In salita

Il peso relativamente contenuto e i rapporti adottati consentono alla P-29ER di affrontare con brio le salite più ripide, senza che il telaio manifesti flessioni eccessive e indesiderate anche spingendo con energia sui pedali. Nei fondi più inconsistenti la trazione si mantiene su buoni livelli grazie alla risposta elastica del telaio agli ostacoli incontrati sul fondo. Un’elasticità che volendo si può sfruttare nei rilanci, bloccando la forcella con il comodo comando remoto a manubrio, in modo da poter contare su una pronta risposta al cambio di ritmo.

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Anche in questo contesto ricordiamo che si può guadagnare ulteriormente operando una conversione in tubeless delle polivalenti Zmax Evolution, che anche se non eccellono sui fondi più avari di grip riescono comunque a districarsi con disinvoltura.

In discesa

La struttura in acciaio della P-29ER offre una capacità di assorbimento degli urti al di sopra della media del segmento XC. In questo caso, inoltre, le ruote robuste giocano un ruolo importante, perché se fossero troppo elastiche non si riuscirebbe a contare su una buona precisione di guida. Volendo sfruttarla per un utilizzo trail ride, invece, si sente la mancanza di un reggisella telescopico, anche se quest’ultimo andrebbe poi a stravolgere, secondo noi, il fascino di questa front ispirata ai tempi storici della mountain bike.

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L’angolo di sterzo non è prettamente racing e lascia una minima apertura in più rispetto alla media del segmento, favorendo così una maggiore stabilità alle alte velocità anche grazie al carro di lunghezza generosa. Ma occorre ricordarsi che si è comunque in sella ad una front, che richiede quindi, rispetto ad una full, una maggior attenzione agli ostacoli che si incontrano lungo il percorso, anche se la P-29ER li affronta con maggior decisione rispetto ad una classica front da XC. I freni, come del resto ci aspettavamo, non ci hanno mai deluso per potenza e modulabilità, si potrebbe solo desiderare di avere almeno all’anteriore un disco di maggior diametro.

Conclusioni

Una front richiede sempre una scelta più accorta delle traiettorie da impostare, spingendo così il biker a concentrarsi di più nella guida e a schivare gli ostacoli più rilevanti incontrati sul percorso. Nel caso della Ritchey P-29ER, però, la qualità di assorbimento offerta dal telaio ha innalzato la sicurezza ispirata da questo mezzo, rendendolo adatto in un ambito cross country, senza però aspettarsi prestazioni da gara, fino a sconfinare tranquillamente in un utilizzo trail ride non aggressivo, con elevati margini di errore.

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