In test: Orbea Occam TR M30




Con il termine “Rasoio di Occam” viene contraddistinto un principio metodologico, espresso nel XIV secolo dal filosofo inglese William of Ockham, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno. Nella sua forma di più immediata comprensione questo principio esprime l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando siano già sufficienti le ipotesi iniziali. E’ probabilmente su questo concetto che si è basata Orbea quando ha progettato la Occam, con la quale vuole infatti offrire una piattaforma senza tanti fronzoli complessi ma imperniata sulla semplicità e soprattutto sull’obiettivo di diventare la prima ed unica bici di cui il mountain biker avrà bisogno. E’ di certo un proposito abbastanza ambizioso e noi l’abbiamo provata per capire fino a che punto questo intento sia stato raggiunto.

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Descrizione

Da quest’anno Orbea ha rinnovato il suo modello Occam introducendo nel catalogo due tipologie, contrassegnate dalla sigla TR e AM, dove con TR il marchio spagnolo propone una trail bike da 29″ e 120 mm di escursione mentre AM rappresenta una all-mountain da 27.5″ con 140 mm di escursione.

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La Occam TR viene proposta in sei diverse versioni, di cui tre in carbonio e tre in alluminio. La M30 oggetto del nostro test rappresenta la versione in carbonio più economica, pur fregiandosi comunque di un allestimento di tutto rispetto. Il telaio è realizzato in carbonio monoscocca, con tecnologia OMR (Orbea Monococque Race) che fa uso di fibre ad alto modulo di elasticità e fibre ad alta resistenza. E’ predisposto per il passaggio interno di cavi e guaine di trasmissione, della tubazione del freno posteriore e del cavo del comando remoto del reggisella telescopico.

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Lo schema di sospensione sfrutta la tecnologia UFO (U-Flexion by Orbea) di proprietà Orbea e già sviluppato per il modello Oiz. Dall’asse posteriore è stato eliminato il pivot, mentre le fibre adottate per il telaio in carbonio sono state posizionate in modo tale da consentire ai foderi obliqui, sagomati in maniera specifica, di flettersi fino a 25 millimetri in assenza del pivot, senza però che la deformazione raggiunga mai il punto critico. Una tecnologia, da tempo in uso nella Formula 1, che consentirebbe di ottenere un ottimo equilibrio tra rigidità e peso. L’asse posteriore adotta lo standard Boost, con perno passante da 12x 148 mm.

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L’ammortizzatore Fox Float DPS Performance è stato sviluppato in collaborazione con Fox per meglio adattarsi alle caratteristiche dello schema adottato. E’ dotato, inoltre, di un attacco inferiore studiato per ridurre al massimo le flessioni laterali.

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Anche la forcella ovviamente di casa Fox. Troviamo infatti una 32 Float Performance Fit 4, con regolazione della compressione su 3 posizioni. Anche qui l’asse rispetta lo standard Boost, con perno passante da 15 x 110 mm.

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Le ruote sono delle DT Swiss X 1900 Spline TLR, dove TLR sta per tubeless ready, quindi pronte per una rapida conversione in tubeless. Le gomme montate di serie sulla Occam TR M30 sono le Maxxis Ardent: all’anteriore le Exo Dual 2.4″ ed al posteriore le Race Exo 2.2″. In occasione del test abbiamo invece trovato le Vittoria Peyote TNT 29 x 2.25″.

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La trasmissione prevista di serie è completamente a marchio Shimano, con guarnitura Deore a doppia corona 36/22T, movimento centrale di tipo press fit, cambio XT a 10 velocità e deragliatore SLX. Sulla bici in test era presente invece una trasmissione monocorona a 11 velocità, con guarnitura FSA Afterburner e corona 32T, cambio SRAM XX1 e cassetta Shimano XT 11/42T.

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Anche i freni sono a marchio Shimano, con i Deore M506 e dischi differenziati da 180 mm all’anteriore e 160 mm al posteriore. L’attacco della pinza posteriore, di tipo post mount, è posizionato tra i due foderi per una maggiore rigidità.

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L’accoppiata manubrio-attacco è a marchio Race Face. A marchio Race Face anche il reggisella montato di serie, mentre sulla bici in test abbiamo trovato un FRM. La sella invece è della italiana Fizik.

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Specifiche tecniche

Telaio: Orbea Monocoque Race Carbon
Escursione ant.: 120 mm
Escursione post.: 120 mm
Forcella: Fox 32 Float Performance Fit 4 – 15 x 110 mm QR
Ammortizzatore: Fox Float DPS Performance custom tune
Comandi: Shimano Deore SLX 10v
Cambio: Shimano Deore XT Shadow Plus
Deragliatore: Shimano Deore SLX
Guarnitura: Shimano Deore 36/22T, Press-Fit 92
Cassetta pignoni: Shimano HG-50 11-36T 10v
Catena: KMC X10
Freni: Shimano Deore 180/160 mm
Ruote: DT Swiss X 1900 Spline TLR
Coperture: Maxxis Ardent Exo Dual TLR 29 x 2.4″ / Maxxis Ardent Race Exo TLR 29 x 2.2″
Manubrio: Race Face Aeffect Flat 35 mm, 740 mm
Attacco manubrio: Race Face Aeffect 35 mm
Serie sterzo: FSA integrata tapered
Reggisella: Race Face Ride
Sella: Fizik Gobi M7
Peso: 12,6 kg
PREZZO: € 3.699,00

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Geometrie

Taglie disponibili: 43,2/47/52 cm
Angolo sterzo: 68°
Angolo piantone: 74,5°
Orizzontale virtuale: 59,9/62,1/64,7 cm
Altezza movimento centrale: 34 cm
Tubo sterzo: 11,5/12,5/14 cm
Carro posteriore: 43,5 cm
Standover: 74,3/76,9/78,2 cm
Passo: 115/117,3/120,1 cm

Info: www.orbea.com

Il test

In sella

Le proporzioni sono nella norma, la larghezza del manubrio è perfetta e la lunghezza di cavi, guaine e tubazioni appare adeguata. Per la regolazione dei SAG Fox non aiuta in modo particolare a parte l’utilizzo degli o-ring sugli steli, tuttavia l’accesso all’ammortizzatore è molto semplice rispetto ad altri telai in commercio. La presenza di mozzi di tipo Boost oltre a garantire una maggiore rigidità delle ruote permette di montare coperture di sezione fino a 2.4″.

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Comoda la sella ma avremmo preferito trovare un reggisella telescopico, stranamente previsto di serie solo nell’allestimento delle due versioni di punta della Occam TR, anche se con una spesa aggiuntiva Orbea dà la possibilità di averlo e forse sarà il caso di valutare la cosa al momento dell’ordine. In ogni caso è stata prevista comunque la presenza di un morsetto stringisella apribile.

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Apprezzabile la presenza del robusto batticatena e della protezione supplementare posizionata sotto il tubo obliquo. E’ molto interessante, inoltre, notare che Orbea, a partire dall’allestimento di serie, dà la possibilità di effettuare alcune personalizzazioni, al momento dell’ordine e con opportune variazioni di prezzo, riguardo alle unità ammortizzanti, alle ruote, ai freni, alle gomme e al cockpit, come appunto vi dicevamo riguardo al reggisella telescopico.

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In pianura

La risposta alla spinta sui pedali è gratificante fin dai primi metri. La Occam TR si giova di un’ottima rigidità strutturale del telaio e di una sospensione molto stabile che non necessita di attivare frenature extra nell’ammortizzatore per godere di un’accelerazione che fa dimenticare la presenza delle ruote da 29″.

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In curva

Nonostante un angolo di sterzo aperto, la Occam TR riesce a districarsi bene nelle curve e nei tratti più tecnici, sfoggiando un’eccellente guidabilità. Ciò grazie al carro estremamente compatto per il formato ruote e all’interasse molto contenuto. Man mano che il ritmo è salito abbiamo avvertito il limite delle coperture in uso, ma con le gomme che adotta di serie la risposta cambierebbe sicuramente in positivo. Perfetta l’altezza da terra del movimento centrale, che è sufficiente a superare gli ostacoli senza rischiare di impattare con i pedali.

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In salita

Con l’ammortizzatore in modalità intermedia della frenatura in compressione la Occam TR sale che è un piacere. L’angolo piantone molto verticale insieme al peso contenuto del mezzo aiutano a superare anche le pendenze più impegnative, ma i meriti non vanno solo a questo. Lo schema di sospensione semplificato a pivot singolo aiuta in salita a mantenere la ruota posteriore in costante contatto con il terreno senza percepire alcuna perdita di efficienza. Inoltre la sospensione posteriore non soffre di particolari fenomeni di dondolamento per cui l’anteriore riesce a mantenere una buona direzionalità senza costringere il biker ad eccessive manovre per garantire la giusta aderenza.

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Si avverte inoltre un’elevata rigidità delle ruote, che non flettono neanche quando si desidera rilanciare in fuorisella. Pur avendo avuto a disposizione, sulla bici in test, la sola corona da 32 denti, apprezziamo la scelta di Orbea dell’adozione di una doppia corona comprensiva di quella da 22 denti.

In discesa

La semplicità adottata dalla sospensione posteriore ed il passo contenuto li si paga un po’ nelle discese più veloci e sconnesse in termini di stabilità. Siamo comunque convinti che si guadagnerebbe qualcosa con un paio di coperture dal battistrada più aggressivo, come lo sono sicuramente le Maxxis montate di serie, o magari qualche modello ancora più specifico, pur andando a sacrificare qualcosa in termini di scorrevolezza.

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Parliamo però del limite dell’ambito di utilizzo della Occam TR, che per essere una trail bike con 120 mm di escursione ed un passo contenuto si comporta comunque in maniera egregia in discesa dove sfoggia un ottimo mantenimento della traiettoria impostata. La rigidità del telaio e delle ruote insieme ai foderi estremamente corti fanno sì che la Occam TR reagisca in maniera fulminea ai movimenti del manubrio, assecondando bene ogni minimo movimento del biker senza alcuna difficoltà.

Conclusioni

Se dovessimo immaginare di scegliere una sola mountain bike da tenere in garage, la Occam TR sarebbe sicuramente tra le prime nella lista delle preferenze, sapendo combinare bene insieme tutto ciò che potrebbe desiderare un trail biker. Si tratta infatti di un mezzo che soddisfa pienamente restando nel proprio ambito di utilizzo, sfoggiando ottime doti di scalatrice e assecondando il biker che cerca un  mezzo con il quale divertirsi sui sentieri più svariati senza per questo essere costretti a dotarsi di piattaforme complesse e particolarmente costose.

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