In test: Mavic Crossmax Charge & Roam XL




Non è mai accaduto che un’azienda abbia messo in produzione una coppia di ruote complete di coperture. Mavic l’ha fatto, realizzando addirittura un sistema di ruote e coperture differenziate tra l’anteriore ed il posteriore. Il sistema, progettato per l’enduro professionistico, è stato sviluppato nientemeno che dal Campione dell’Enduro World Series 2013, Jérôme Clementz, e da Anne-Caroline Chausson, e si compone delle ruote Enduro WTS e delle coperture Crossmax Charge e Roam XL, il tutto disponibile sia nel formato da 26″ che in quello da 27,5″. Abbiamo provato le coperture nel formato 26″.

Il video di presentazione del sistema WTS:

 

Descrizione

Il sistema WTS (Wheel-Tyre System) di Mavic rappresenta, appunto, un sistema ruota-pneumatico, progettati in maniera specifica l’uno per l’altra come un unico prodotto. Sia i cerchi che le coperture sono differenziate. I cerchi sono caratterizzati da un’ampiezza differente, 21 millimetri all’anteriore e 19 millimetri al posteriore, proprio per poter alloggiare le due coperture Charge, per l’anteriore, e Roam XL, per il posteriore, molto diverse tra loro non solo nella sezione ma anche nella mescola e scolpitura. Questo con l’obiettivo di avere grip, comfort e stabilità all’anteriore e reattività, scorrevolezza e trazione al posteriore.

Mavic Crossmax Charge

La copertura Charge, progettata per un utilizzo all’anteriore, ha una sezione di 2,4″ ed è caratterizzata da una mescola denominata SCC, Super Contact Compound, con un coefficiente di durezza di 40 ShoreA, quindi molto morbida. La scolpitura è molto aggressiva, composta da grandi tasselli squadrati e distanziati. Quelli centrali, a coppie e dotati di piccoli intagli trasversali allo scopo di aumentare l’aderenza sulle superfici più scivolose, sono separati da un canale centrale per garantire la direzionalità della ruota.

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I tasselli laterali, invece, sono più alti, anch’essi caratterizzati da un piccolo intaglio laterale, e sono disposti in fila leggermente disallineati allo scopo di garantire un continuo grip in curva. La larghezza effettiva della carcassa è di 56 millimetri e di 60 millimetri considerando i tasselli.

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Il peso da noi rilevato, nel formato 26″, è stato di 955 grammi. In vendita al prezzo di € 62,83.

 

Mavic Crossmax Roam XL

La copertura Roam XL è stata realizzata, invece, per un utilizzo al posteriore. Possiede una sezione di 2,3″, con una mescola a doppia densità denominata CC, Contact Compound, avente coefficiente di durezza da 60 ShoreA nella parte centrale e 50 ShoreA sui fianchi, quindi più dura della Charge. Sulla Roam XL la scolpitura è abbastanza diversa dalla Charge e di disegno più tradizionale, con i tasselli disposti a forma di freccia.

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Quelli centrali più piccoli e bassi rispetto alla Charge mentre quelli laterali mantengono una discreta altezza, disposti in una fila regolare ed intagliati. La larghezza della carcassa è di 52 millimetri e di 58 millimetri considerando i tasselli.

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Il peso da noi rilevato, nel formato 26″, è stato di 835 grammi. In vendita al prezzo di € 59,69.

 

Entrambe le coperture sono tubeless ready ed hanno una carcassa dual-ply 2 x 66TPI, denominata Guard², caratterizzata da un doppio strato di gomma piuttosto che di tessuto, per garantire una maggiore flessibilità ed allo stesso tempo una buona protezione contro le forature.

 

Il test

Con Mavic si riesce sempre a percepire un’elevata qualità costruttiva, e lo stesso è accaduto anche con queste coperture. Il loro montaggio è stato alquanto semplice ed anche il gonfiaggio, in assenza di camera d’aria e con liquido sigillante, è avvenuto senza difficoltà.

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Abbiamo voluto mettere alla frusta queste coperture, provandole su terreni aventi caratteristiche radicalmente diverse, dal fondo compatto a quello più smosso e anche con fango e rocce. L’anteriore ha dimostrato ciò che si prefigge: una copertura con molto grip, grazie ai tasselli pronunciati e intagliati che riescono ad affondare e a far presa sui fondi più cedevoli e alla mescola morbida che riesce a far la differenza sui fondi più scivolosi, come le rocce e le radici umide, e ciò si traduce anche in maggior sicurezza. A ciò, in frenata, si aggiunge la possibilità di contare su una sezione da 2,4″, abbastanza larga da garantire una buona superficie di appoggio.

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Nell’affrontare una curva, infine, ci si rende conto che la distribuzione dei tasselli laterali su una fila non lineare ha il suo senso. In fase di piega, infatti, l’ingresso in curva avviene in maniera graduale e senza scatti improvvisi.

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Al posteriore non ci potevamo aspettare lo stesso grip dell’anteriore, vista la scolpitura. Nonostante ciò la copertura riesce comunque a tenere la giusta aderenza sia in salita che in discesa, in fase di frenata.

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La scorrevolezza è esemplare e in curva il comportamento resta prevedibile, con un’aderenza garantita dai tasselli laterali molto pronunciati.

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In definitiva una buona combinazione di coperture specifiche per un utilizzo all-mountain/enduro, sia per un uso competitivo che ricreativo.

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