Il diario di Justin Leov – Stagione 2 – Ep. 3

Crederci fino alla fine!

Proprio al Tweedlove, lo scorso anno, conquistavo i l mio primo podio EWS. In due giornate di gara può succedere di tutto. E quindi ero molto emozionato all’avvicinarsi della manche scozzese dell’Enduro World Series.

La prova del Tweedlove si può dividere in due parti  ben distinte. Il primo giorno, a Innerleithen, caratterizzato da percorsi piuttosto DH, alberi molto fitti e radici. Il secondo, nella zona di Glentress, con tracciati che mescolano tecnica e velocità. Il mio piano era finire la prima giornata senza danni e senza sprecare troppa energia, per poi dare il massimo il secondo giorno, quando la freschezza fisica può far e la differenza.

Innanzitutto dovevo programmare al meglio i giri di  ricognizione, distribuiti su tre giorni, per riuscire a “imparare” il più possibile il percorso,  senza tuttavia stancarmi troppo. Il primo giorno avevo scelto di provare le prove speciali 1 e 2 due volte, poi la 3 e la 4 una volta. Si trattava comunque di quasi 2000 metri di dislivello positivo.

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La sessione del giorno seguente è stata funestata da continui scrosci di pioggia. Durante la salita verso la PS 5, la pioggia si era persino tra sformata in grandine e, per effetto del vento, sembrava quasi di essere su una spiaggia durante un a tempesta di sabbia. La speciale 6 aveva tutta l’aria di una prova decisiva.  Con oltre 10 minuti di percorso e tre salite davvero impegnative che avrebbero imposto una scrematura dei piloti, sapevo che questa PS, molto fisica e per niente tecnica, sarebbe stata criticata da alcuni. Personalmente io mi alleno per le sfide tecniche ma anche per quelle molto fisiche. Penso che questo sia l’enduro, non si tratta di Il giorno seguente ho deciso di accorciare i giri di ricognizione, per recuperare meglio fisicamente in vista della gara. Uno splendido sole ci ha accolto il primo giorno della competizione. Niente stress, quindi, almeno dal punto di vista meteo, per quella che si annunciava come una lunga giornata.

Sono caduto già alla prima PS, un mix di passaggi tra le rocce seguito da sezioni con scaloni piuttosto alti. Che shock iniziare così male! La seconda Speciale era rapida, con alberi molto fitti e un rischio costante di agganciarsi con il manubrio a tutta velocità. Mi sentivo molto meglio e ho finito con il secondo tempo.

La terza PS partiva molto rapida sopra il bosco, poi si addentrava tra gli alberi e tutto diventava improvvisamente buio. Una buona visibilità è cruciale nel nostro sport, soprattutto in condizioni come queste. Una maschera o degli occhialini performanti sono indispensabili. Ho terminato il percorso senza errori gravi. Nel trasferimento successivo ho fatto il pieno d’acqua e mi sentivo contento! Tempo di affrontare l’ultima PS della giornata. Riprendeva una parte della speciale 3, quindi ancora molti alberi fitti e radici bagnate pronte a spedirti nel paesaggio in ogni momento. In una curva ho calcolato male la velocità e sono finito al tappeto. Ero arrabbiato con me stesso, i leader mi avevano staccato e terminavo la prima giornata in nona posizione.

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La frustrazione non è durata troppo. Mi sono concentrato sulla seconda giornata. Tutto era ancora possibile. Ma bisognava dare il massimo! Al mio risveglio ho saputo che due delle prove speciali previste nella giornata erano state annullate per ragioni di sicurezza a causa di un allerta meteo. Capivo questa misura ma ero molto deluso.  Una gara ridotta significava avere meno possibilità di recuperare il mio ritardo.

Come annunciato, il tempo era cambiato brutalmente. Vento freddo e pioggia avevano soppiantato il sole della giorno prima. La Speciale 5 era piuttosto DH. C’era un fango incredibile e infilandosi nei solchi si rischiava di rimanere impantanati. Una Speciale per equilibristi! Rallentare comunque non era sempre la migliore soluzione. Meglio aggrapparsi al manubrio e cercare di mantenere una buona velocità evitando allo stesso tempo di farsi disarcionare.  Me la sono cavata piuttosto bene, con il terzo tempo. La ottava, e quindi ultima PS, cominciava un po’ più in alto di quanto previsto inizialmente, riprendendo circa due minuti della Speciale 6 con una sezione tipo “bike park”. Seguiva una salita che portava a una parte molto rapida, poi si  affrontava una nuova breve salita prima di lanciarsi verso la linea d’arrivo. Era essenziale mantenere una buona velocità in ognuna delle sezioni in discesa e spingere il più possibile nei tratti pedalati. Prevedevo sofferenze. Ma non avevo altra scelta se volevo rivedere il podio! Ho affrontato questa ultima run pensando: o tutto o niente. Spesso mi sono ritrovato al limite della caduta e nelle salite ho usato tutta la mia forza senza risparmiarmi. In me si disputava una lotta costante, tra la volontà di vincere e il desiderio di terminare la sofferenza.

Fortunatamente la voglia di vincere ha avuto la meglio. Ho deciso di ignorare i dolori alle gambe e i polmoni in fiamme. All’arrivo ero contento di come mi ero comportato e curioso di conoscere il risultato. 10 minuti dopo, quando ho raggiunto il tabellone, non credevo ai miei occhi! Ero riuscito a recuperare il ritardo. E non solo per una posizione sul podio: avevo in tasca la vittoria finale. La mia prima vittoria nel circuito  EWS!

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L’emozione era tale che mi sono reso conto della cosa solo al momento della cerimonia. Un sogno divenuto realtà. Sono molto orgoglioso si essere anche il nuovo primo in classifica della stagione. Ora mi aspetta qualche settimana di riposo prima di  ripartire verso le alte montagne e le lunghe speciali della tappa francese. Non vedo l’ora!

(Testo di Justin Leov e foto di Fraser Britton)