Il Comitato Olimpico Internazionale ha confermato l’esclusione definitiva del ciclocross dal programma dei Giochi Olimpici Invernali del 2030, previsti nelle Alpi francesi. La disciplina non entrerà quindi nel novero delle gare olimpiche d’inverno, chiudendo almeno per ora un dibattito che aveva acceso gli appassionati.

La motivazione è netta e legata ai principi fondamentali della Carta Olimpica: le Olimpiadi Invernali sono riservate esclusivamente agli sport che si praticano su neve o ghiaccio. Il ciclocross, pur essendo una disciplina tipica della stagione autunno-invernale e capace di svolgersi anche con temperature rigide, si basa principalmente su percorsi di fango, erba, sabbia e ostacoli artificiali. Non richiede quindi le condizioni di neve o ghiaccio che definiscono lo spirito dei Giochi d’inverno.

Questa scelta del CIO vuole preservare l’identità tradizionale dell’evento, mantenendo al centro discipline come sci alpino e nordico, biathlon, pattinaggio, bob, slittino e curling. Inserire il ciclocross avrebbe creato un precedente rischioso e avrebbe generato sovrapposizioni con il programma olimpico estivo, dove il ciclismo è già presente con strada, mountain bike, BMX e pista.

Per il ciclocross la mancata inclusione rappresenta una battuta d’arresto per chi sognava di vedere i grandi campioni – da Mathieu van der Poel a Wout van Aert fino a Tom Pidcock – contendersi medaglie a cinque cerchi. Tuttavia la disciplina non ne esce indebolita: continua a godere di ottima salute, con un seguito crescente soprattutto in Belgio, Paesi Bassi e Francia, un calendario internazionale sempre più ricco e un fascino unico fatto di fatica, tecnica e capacità di affrontare le peggiori condizioni atmosferiche.