Durante le finali della Red Bull Rampage 2025, uno degli eventi più estremi e spettacolari del mountain bike freestyle, Emil Johansson ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua carriera. Quello che all’inizio sembrava “solo” un grave incidente con lussazione dell’anca si è rivelato essere un infortunio ben più serio e raro.

Il crash è avvenuto in una delle feature iniziali della sua run: la bici ha perso aderenza, mandando il rider svedese a sbattere violentemente contro il terreno ripido del deserto dello Utah. Quasi finiva oltre il bordo di un dirupo, ma fortunatamente è rimasto sul tracciato. Immediatamente soccorso e trasportato in elicottero, i medici hanno ridotto la lussazione dell’anca destra già in ospedale. Il giorno successivo è stato operato per pulire l’articolazione dai frammenti ossei.

Nelle settimane successive, però, gli esami hanno portato alla luce complicazioni inattese. Oltre alla lussazione, era presente una rottura completa e retratta del muscolo ileopsoas – il principale flessore dell’anca, fondamentale per pedalare, camminare e compiere movimenti esplosivi in mountain bike. Si tratta di un infortunio estremamente raro, per il quale esistono pochissimi specialisti al mondo.

Grazie al supporto del Red Bull Athlete Performance Center, è stato individuato uno dei migliori chirurghi disponibili. A fine dicembre 2025 Emil è stato sottoposto a un secondo intervento: i medici hanno forato il femore per ancorare nuovamente il muscolo strappato. L’operazione sembrava riuscita, ma dopo poche settimane una nuova risonanza ha mostrato che la riparazione non aveva retto e il muscolo si era nuovamente retratto.

A quel punto i rischi di un ulteriore intervento chirurgico sono risultati troppo alti: tentare di ricucire nuovamente il muscolo avrebbe potuto causare danni nervosi permanenti. Da quel momento l’obiettivo è cambiato radicalmente: non più riparare a tutti i costi ciò che si è rotto, ma proteggere la capacità di muoversi e vivere in modo dignitoso a lungo termine, accettando le carte che il destino ha distribuito.

Oggi, dieci settimane dopo l’ultimo intervento, Emil ha condiviso un aggiornamento toccante. Il dolore neuropatico si è notevolmente attenuato rispetto alle settimane più dure – caratterizzate da notti insonni, tutore 24 ore su 24 e perdita quasi totale della funzione del quadricipite. Oggi riesce a camminare su superfici piane senza stampelle, anche se con fatica. Tuttavia persiste una grave debolezza ai quadricipiti e l’impossibilità di estendere attivamente la gamba, a causa del nervo che sta ancora guarendo lentamente.

Il percorso di recupero è diventato una questione di piccoli passi quotidiani, pazienza estrema, disciplina e fiducia nel processo. Non esiste una timeline precisa per il ritorno a una funzionalità completa, né tantomeno per risalire in sella a livello agonistico. Il rider svedese descrive questo periodo come il più umiliante della sua vita: passare dal picco della performance sportiva alla lotta per le funzioni motorie di base è stato devastante. Eppure, in mezzo alla difficoltà, emerge gratitudine: per essere ancora vivo, per avere un cammino davanti e per il sostegno ricevuto da famiglia, amici e team.

Emil Johansson ha interrotto mesi di silenzio sui social proprio per condividere questa realtà senza filtri. Il suo messaggio è chiaro: la strada è ancora lunga, ma lui continua a percorrerla un passo alla volta, con la consapevolezza che il futuro dipenderà tanto dalla medicina quanto dalla sua resilienza mentale.

La community del freeride e dello slopestyle attende con affetto notizie positive, nella speranza che questo campione, autore di alcuni dei trick più iconici degli ultimi anni, possa ritrovare almeno una parte della libertà di movimento che lo ha reso leggenda. Nel frattempo, il suo coraggio nel raccontare apertamente le difficoltà sta diventando un esempio per molti.