La celebre piattaforma per la creazione di itinerari outdoor Komoot ha compiuto un passo decisivo verso il futuro integrando l’intelligenza artificiale conversazionale direttamente nel suo ecosistema. Ora ciclisti (ma anche escursionisti e trail runner) possono scoprire e progettare percorsi semplicemente scrivendo ciò che desiderano in un linguaggio naturale, come se stessero chiacchierando con un amico che conosce a menadito ogni sentiero del pianeta.

Immagina di aprire l’interfaccia e invece di chiedere una ricetta o un testo per il capo, scrivi:
«Voglio un giro gravel di circa 80 km con poco asfalto, partenza da Varese, massimo 1200 m di dislivello positivo e che passi per qualche paesino con buon cibo a metà strada».
In pochi secondi il sistema consulta l’enorme database di Komoot – oltre sette milioni di percorsi condivisi dalla community e quattro milioni di punti di interesse – e ti restituisce diverse proposte calibrate esattamente su ciò che hai chiesto. Non è solo un elenco freddo: puoi specificare di mostrarti tre opzioni, cinque, oppure presentarle direttamente su una mappa interattiva.
Il vero punto di forza arriva subito dopo: con un semplice tasto «Apri in Komoot» il percorso scelto viene trasferito nell’app principale. Qui ritrovi tutto il controllo classico della piattaforma: modifichi il profilo di superficie (più sterrato, più sentiero, evita piste forestali chiuse), trasformi il giro in circolare se preferisci tornare al punto di partenza, aumenti o riduci il dislivello totale, aggiungi tappe intermedie o scarichi il file GPX per usarlo offline.
Secondo l’azienda stessa, questa novità vuole eliminare ciò che spesso scoraggia gli utenti quando provano a pianificare uscite in zone nuove. Invece di perdere mezz’ora a muovere filtri, trascinare la mappa e scartare opzioni, ora basta descrivere l’avventura desiderata e lasciare che l’IA faccia il lavoro grosso iniziale. Il responsabile del progetto ha sottolineato che, in un’epoca in cui milioni di persone usano già strumenti di intelligenza artificiale per organizzare la giornata o i viaggi, Komoot si è semplicemente inserita in quella conversazione che già esiste.

Naturalmente non tutto è perfetto. Alcuni puristi del ciclismo d’avventura ritengono che questa comodità estrema possa togliere un po’ di fascino allo spirito esploratore: parte della magia di uscire in bici (gravel, MTB o bikepacking) sta proprio nel perdersi un po’, nello sbagliare bivio e scoprire qualcosa di inaspettato. Fino a che punto vogliamo che un algoritmo ci consegni il percorso perfetto senza quasi alcuno sforzo? Il dibattito è aperto.
Ciò che è innegabile è che la barriera d’ingresso per provare zone nuove si è abbassata drasticamente. Non serve più padroneggiare alla perfezione i menu avanzati di pianificazione né avere un’idea chiarissima del terreno: basta saper descrivere ciò che ti va di fare. Per ciclisti occasionali, viaggiatori che visitano una regione per la prima volta o semplicemente per chi cerca ispirazione veloce un venerdì pomeriggio, questa combinazione promette di far risparmiare tempo e aprire porte verso luoghi che magari non sarebbero mai emersi da una ricerca tradizionale.
Komoot resta prima di tutto uno strumento comunitario: i percorsi suggeriti dall’IA si basano sul lavoro di milioni di utenti che hanno tracciato, valutato e fotografato sentieri reali. L’intelligenza artificiale non inventa strade dal nulla; seleziona, combina e adatta ciò che già esiste in base alle tue parole.












