Shimano continua a spingere i confini della tecnologia applicata al ciclismo. Dopo aver rivoluzionato i sistemi di cambio elettronico e i pedali con misurazione della potenza, il colosso giapponese ha depositato un brevetto che potrebbe cambiare radicalmente l’esperienza di chi pedala con scarpe a sgancio.
Al centro dell’innovazione c’è un sistema di chiusura motorizzato, simile ai moderni dial BOA ma con un twist decisivo: non è più il ciclista a dover intervenire manualmente per stringere o allentare la scarpa. Un piccolo motore elettrico, integrato nella tomaia e alimentato da una batteria compatta, regola in tempo reale la tensione del laccio (o del sistema di chiusura) in base alle condizioni di guida e allo sforzo in corso.

Il funzionamento è relativamente semplice ma estremamente sofisticato. Il ciclista imposta inizialmente un livello di calzata base, personalizzato secondo le proprie preferenze. Da quel momento in poi entra in gioco l’elettronica: un controller centrale raccoglie dati da diversi sensori integrati nella scarpa e comunica in modalità wireless con dispositivi esterni come ciclocomputer, smartphone o direttamente con altri componenti della bici.
Tra i parametri monitorati troviamo:
- velocità istantanea
- potenza espressa sui pedali
- cadenza di pedalata
- frequenza cardiaca (se collegata a fascia o sensore)
- tipo di fondo (asfalto o sterrato, grazie anche a eventuali informazioni dal GPS o dall’accelerometro)
In base a queste informazioni, il sistema decide autonomamente se intervenire. Ad esempio:
- stringe progressivamente la scarpa quando si superano i 20-25 km/h o quando la potenza sale oltre una soglia preimpostata (utile in volate o salite impegnative);
- allenta leggermente la calzata nelle fasi di recupero o discesa, migliorando la circolazione sanguigna e riducendo la pressione sulla pianta del piede;
- passa a una modalità più rigida quando si entra in tratti off-road, per garantire maggiore controllo e stabilità.
Il brevetto prevede diversi livelli di tensione preprogrammati (almeno quattro oltre a quello base), tutti modificabili tramite app o computer da manubrio. In questo modo il ciclista può creare profili personalizzati: uno per le gare su strada, uno per il gravel, uno per le lunghe uscite endurance.

I vantaggi potenziali sono evidenti, soprattutto in ambito competitivo. Eliminare la necessità di fermarsi o di distrarsi per regolare la scarpa durante una salita o uno sprint significa guadagnare secondi preziosi e mantenere una trasmissione di potenza più costante. Inoltre, una calzata sempre ottimale riduce il rischio di formicolii, punti di pressione dolorosi e affaticamento precoce del piede.
Al momento si tratta solo di un brevetto depositato presso l’ufficio americano dei brevetti, quindi non esiste ancora un prodotto commerciale. Tuttavia, la direzione è chiara: Shimano sta esplorando attivamente il concetto di “scarpa intelligente” che si evolve insieme al ciclista, senza richiedere interventi manuali. Resta da vedere se e quando questa tecnologia arriverà sugli scaffali, ma una cosa è certa: il futuro delle scarpe da ciclismo potrebbe essere molto più dinamico di quanto immaginiamo oggi. Pedalare con una calzata che si adatta da sola a ogni cambio di ritmo? Non sembra più fantascienza.












