L’UCI ha recentemente approvato un aggiornamento significativo al regolamento delle gare di XCO e di XCC (Short Track), valido per le prove di Coppa del Mondo. L’obiettivo dichiarato è incentivare la partecipazione di alcuni dei nomi più noti e spettacolari del ciclismo internazionale, ma il cambiamento ha immediatamente scatenato dibattiti accesi tra appassionati e addetti ai lavori.

In passato, la composizione della griglia di partenza si basava principalmente sui risultati delle gare precedenti della stessa Coppa del Mondo e sui piazzamenti ottenuti nello Short Track del weekend in corso, che assegnava le prime file per la prova XCO della domenica. Questo sistema premiava la costanza e la specializzazione dei rider puri di mountain bike, ma penalizzava fortemente atleti che, pur essendo di altissimo livello, partecipavano sporadicamente alle gare di MTB a causa di un calendario concentrato su altre discipline.

Con la nuova norma, l’UCI ha esteso anche alle tappe di Coppa del Mondo lo stesso criterio già sperimentato con successo (o con polemiche) ai Campionati del Mondo. Ora, i corridori collocati tra i primi 10 del ranking UCI di ciclocross e tra i primi 20 del ranking UCI su strada ottengono una posizione privilegiata in griglia, subito alle spalle dei migliori classificati nelle prove MTB precedenti. In pratica, questo garantisce una partenza nelle file avanzate senza dover necessariamente disputare lo Short Track, riducendo rischi inutili e permettendo di preservare energie per la prova principale.

Il beneficio per atleti polivalenti e di enorme richiamo mediatico appare evidente. Figure come Mathieu van der Poel e Tom Pidcock – dominatori su strada, nel ciclocross e capaci di exploit leggendari anche in mountain bike – potranno presentarsi in posizioni molto più favorevoli rispetto al passato, quando spesso partivano dalla quarta fila o oltre nella XCC, con il conseguente svantaggio di dover rimontare nel caos iniziale della gara. Partire davanti significa minore dispendio energetico nei primi minuti, meno rischi di cadute e maggiore controllo della corsa, fattori decisivi in discipline così esplosive e tattiche.

Molti osservatori interpretano la mossa come un chiaro tentativo di mantenere alta l’attrattiva della Coppa del Mondo, che negli ultimi anni ha sofferto l’assenza prolungata di questi grandi nomi a causa dei loro impegni prevalenti su strada. La presenza di Van der Poel o Pidcock in gara garantisce infatti audience, sponsor e copertura mediatica ben superiori rispetto a una competizione limitata ai soli specialisti.

Non mancano però le critiche. C’è chi parla apertamente di “regolamento su misura”, accusando l’UCI di piegare le regole per favorire pochi eletti a scapito dell’equità sportiva. I rider che si dedicano esclusivamente alla mountain bike potrebbero vedere ridotte le loro chance di lottare alla pari con avversari che arrivano da altri mondi e che, grazie a questa norma, evitano il vero banco di prova rappresentato dallo Short Track. Inoltre, alcuni sottolineano l’ipocrisia: gli stessi atleti che oggi beneficiano della modifica avevano in passato espresso perplessità o vere e proprie proteste quando regole simili erano state introdotte per i Mondiali.

Resta da vedere se questo cambiamento riuscirà davvero ad aumentare lo spettacolo e la competitività complessiva, o se finirà per accentuare ulteriormente la forbice tra superstar polivalenti e specialisti “puri”. Di certo, la stagione di Coppa del Mondo si preannuncia ancora più interessante e polarizzata, con il pubblico che attende con curiosità (e una certa dose di scetticismo) i primi effetti concreti della nuova griglia.