Nel ciclismo off-road, dove il confine tra mountain bike e gravel si fa sempre più sfumato, una notizia sta scuotendo il mondo degli amatori e non solo: José Antonio Hermida, leggenda spagnola della MTB, Campione del Mondo e icona per generazioni di rider italiani grazie agli anni in Bianchi, ha lanciato Hermida Coach. Non è un’app da scaricare, non è un PDF con tabelle rigide: è un preparatore personale sempre disponibile, che vive nella tua chat WhatsApp o Telegram e ti segue letteralmente 24 ore su 24.

Il sistema combina l’esperienza agonistica ventennale di Hermida con algoritmi di intelligenza artificiale per creare piani d’allenamento che si adattano in tempo reale. Il concetto è semplice ma potente: tu fornisci all’inizio i tuoi dati base (età, livello, obiettivi, tipo di bici, misuratori di potenza, smartwatch), le ore settimanali disponibili e le gare nel mirino – magari una Marathon XC, una granfondo gravel come la Toscana Trail o la Unbound Gravel – e l’IA parte da lì.

Poi inizia la magia della conversazione naturale. Ogni giorno ricevi il workout del momento, ma non è fisso: se la notte hai dormito male (l’algoritmo lo vede grazie a HRV e dati dal tuo Garmin o Apple Watch), ti riduce il volume o l’intensità. Se hai fatto un extra effort non programmato, ti adatta il recupero successivo. Se piove a dirotto e il percorso gravel previsto è diventato fango ingestibile, ti propone alternative indoor o uscite più brevi ma mirate. Tutto questo senza mail impersonali o attese di giorni per una risposta dal coach umano.

Il prezzo? Le prime tre settimane sono gratuite per provare. Poi 19,95 € al mese. Per confronto: un preparatore umano di buon livello per discipline off-road parte spesso da 150-300 € mensili. Qui, per un decimo del costo (o meno), hai un “Hermida virtuale” che non va in vacanza, non si ammala e non ha limiti di atleti seguiti.

Ma perché proprio ora questa svolta sta colpendo duro nel gravel? Perché il gravel biking è la disciplina che più di tutte premia l’adattabilità. Non si corre su circuito chiuso: si affrontano sterrati, single track, asfalto improvvisato, meteo variabile, salite da 18% e discese da paura. Un piano rigido scritto tre mesi prima spesso fallisce miseramente. Hermida Coach, invece, evolve con te: integra Strava per l’analisi post-uscita, Garmin Connect per potenza e frequenza cardiaca, dati di sonno e recupero. L’algoritmo non si limita a “Zone 2 per 3 ore”: ti spiega perché quel giorno serve più endurance aerobica, ti suggerisce quando inserire forza sulla bici o sul rullo, e ti dà anche dritte su alimentazione e gestione della fatica accumulata.

Hermida stesso lo spiega con chiarezza: non vuole sostituire il feeling umano, ma renderlo scalabile e accessibile. “Vogliamo che ogni ciclista, dal principiante al granfondoista incallito, possa allenarsi con uno scopo, adattandosi alla vita reale invece di subirla”. E la chat-based approach rende il tutto incredibilmente umano: puoi chiedere “José, oggi mi sento scarico, che faccio?”, e ricevi una risposta motivante e ragionata in pochi minuti.

Naturalmente non mancano i dubbi. I puristi dicono che l’IA non potrà mai sostituire l’empatia di un preparatore in carne e ossa, né cogliere sfumature psicologiche profonde. Altri temono la dipendenza dai dati: “E se smetto di ascoltare il mio corpo?”. Hermida risponde con pragmatismo: il sistema non impone, suggerisce e spiega. E se serve, puoi sempre ignorare il consiglio e pedalare a sensazione – l’importante è che tu abbia uno strumento in più, non una gabbia.

In Italia, dove il gravel è esploso con migliaia di eventi amatoriali e sempre più rider passano da strada a sterrato, soluzioni come questa potrebbero cambiare il gioco. Immaginate un impiegato di Milano che vuole finire nei primi 100 alla prossima Gravel Epic: con 20 euro al mese può avere un piano che bilancia ufficio, famiglia, uscite sul Lambro e recupero intelligente, senza spendere una fortuna.

Hermida Coach non è l’unico player in arrivo – altre piattaforme IA stanno emergendo – ma porta con sé il credito di un campione vero. Non è marketing: è un ex pro che ha vissuto sulla propria pelle cosa significhi ottimizzare ogni watt e ogni ora di sonno.

Il messaggio finale è chiaro: i preparatori tradizionali non spariranno, ma per la stragrande maggioranza degli appassionati – quelli che non puntano al professionismo – l’era dell’allenamento “democratico” è iniziata. Un campione del mondo nel taschino, pronto a rispondere a qualsiasi ora. Forse, davvero, i vecchi schemi sono destinati a una meritata… pensione.