In un annuncio che ha scosso il mondo del ciclismo off-road, il team Ghost Factory Racing ha ufficialmente dichiarato la fine delle sue attività. Dopo oltre 14 anni di dominio nel panorama del Cross-Country Olimpico (XCO) femminile, la squadra sostenuta dal marchio tedesco Ghost si ritira, lasciando un vuoto significativo nel circuito internazionale. Questo addio non è solo la chiusura di un capitolo per un team, ma segna la fine di un’era che ha ridefinito gli standard di eccellenza e competitività nel mountain bike.
Le origini e il legato di un team iconico
Nato nel 2011, il Ghost Factory Racing si è rapidamente imposto come una forza inarrestabile nel XCO. Con una struttura solida e un focus implacabile sulle gare più impegnative, il team ha collezionato podi costanti nelle Coppe del Mondo, nei Campionati del Mondo e in eventi di prestigio globale. Il suo DNA era chiaro: vittorie strategiche, atlete di alto livello e un impegno costante verso l’innovazione tecnica, grazie alla partnership con Ghost, un produttore noto per biciclette all’avanguardia.

Negli anni, il team ha rappresentato un modello di stabilità in un mondo spesso volatile come quello del ciclismo professionistico. Ha promosso talenti emergenti e consolidato carriere di campionesse, contribuendo a elevare il profilo del mountain bike femminile. Basti pensare al trionfo del 2024 nella Absa Cape Epic, una delle prove a tappe più dure al mondo: qui, il duo formato da Anne Terpstra e Nicole Koller ha dominato ogni singola tappa, conquistando la vittoria overall in modo storico. Un’impresa che solo poche squadre hanno eguagliato, dimostrando la resilienza e la preparazione del Ghost Factory Racing.
La squadra stellare: atlete che hanno fatto la storia
Al cuore del successo c’erano le sue atlete. La lineup includeva nomi come l’olandese Anne Terpstra, nota per la sua grinta e tattica impeccabile; la svizzera Nicole Koller, una specialista delle salite impervie; la danese Caroline Bohé, con il suo stile aggressivo; la tedesca Finja Lipp, emergente di grande promessa; e l’italiana Sara Cortinovis, che ha portato un tocco di passione mediterranea al team. Insieme, hanno formato una delle formazioni più potenti del XCO femminile, capace di sfidare le migliori al mondo.

Questi successi non erano frutto del caso: il team investiva in allenamenti mirati, tecnologia avanzata e una cultura di squadra che valorizzava sia le prestazioni individuali che il collettivo. Ghost, come sponsor principale, forniva bici ottimizzate per terreni estremi, contribuendo a vittorie che andavano oltre il mero risultato sportivo.
Le ragioni del chiusura: un cambiamento strategico per Ghost
La decisione di chiudere arriva in un momento di transizione per il marchio Ghost. Negli ultimi mesi, voci insistenti parlavano di una possibile ridimensionamento o addirittura di una scomparsa dal mercato, anche se al momento sembra trattarsi di un riallineamento strategico. La casa madre ha scelto di concentrare i suoi sforzi sulle discipline Gravity – come downhill e enduro – abbandonando il cross-country competitivo. Questo shift riflette le dinamiche del mercato ciclistico, dove le tendenze evolvono rapidamente e le risorse devono essere allocate con precisione.
Nonostante i risultati brillanti del 2024, inclusa la Cape Epic, il team non ha potuto resistere a queste pressioni esterne. Il ritiro rappresenta un colpo per il paddock, ma anche un’opportunità per le atlete: si prevede un effetto domino nei trasferimenti. Ad esempio, Sara Cortinovis potrebbe unirsi a nuovi progetti ambiziosi come quello di UNNO, mentre Anne Terpstra ha già anticipato annunci imminenti sul suo futuro.
L’Impatto sul futuro del XCO femminile
L’addio del Ghost Factory Racing non è solo una perdita per i fan, ma un segnale di cambiamento nel settore. In un’epoca in cui il mountain bike femminile sta guadagnando visibilità – con atlete che ispirano generazioni di giovani cicliste – la scomparsa di un team così influente potrebbe spingere altre squadre a innovare e a colmare il vuoto. Tuttavia, solleva domande sulla sostenibilità dei progetti a lungo termine e sull’equilibrio tra sponsorizzazioni e performance.
Guardando avanti, il lascito del Ghost Factory Racing rimane indelebile: ha dimostrato che con dedizione e strategia, è possibile dominare un sport estremo. Per le atlete coinvolte, questo è solo un nuovo inizio; per il mondo del ciclismo, un promemoria che anche i giganti possono evolversi.
In conclusione, mentre il Ghost Factory Racing abbassa la saracinesca, il suo spirito continuerà a pedalare nelle storie di vittoria e resilienza che ha ispirato. Addio a un’era, ma benvenuto al futuro del mountain bike.












