Il mondo della mountain bike sta vivendo un momento di profonda trasformazione, segnato dalla chiusura di una delle strutture più iconiche e longeve del panorama internazionale. Il team Lapierre Racing Unity, con alle spalle oltre 25 anni di storia nelle competizioni d’élite, ha annunciato la fine delle sue attività.

Questa decisione non solo segna l’addio di un pilastro del cross-country olimpico (XCO), per il quale nel 2025 ha corso anche la nostra Chiara Teocchi, ma coinvolge anche una serie di marchi storici che hanno sostenuto il team nel corso degli anni, tra cui BH, SR Suntour, Orbea, KMC ed Ekoi. Un colpo al cuore per gli appassionati e per l’intero ecosistema del ciclismo off-road.

Una storia di successi e leggende

Nato come una squadra di riferimento nel MTB, il Lapierre Racing Unity ha attraversato diverse evoluzioni, cambiando nome e sponsorizzazioni ma mantenendo sempre un ruolo di primo piano. Inizialmente noto come BH SR Suntour, poi Orbea KMC Ekoi e infine Lapierre, il team ha ospitato alcuni dei talenti più brillanti del settore. Parliamo di atleti del calibro di Julie Bresset, campionessa olimpica e mondiale, Jordan Sarrou e Victor Koretzky, entrambi vincitori di titoli iridati. Sotto la loro bandiera, il team ha conquistato podi in Coppa del Mondo, vittorie internazionali, titoli nazionali e persino il primo posto nella classifica mondiale delle squadre.

Questi successi non sono stati frutto del caso: il team ha rappresentato un modello di eccellenza, combinando tecnologia all’avanguardia dei marchi sponsor con una preparazione atletica impeccabile. Lapierre, ad esempio, ha fornito biciclette innovative che hanno definito standard nel settore, mentre SR Suntour e KMC hanno contribuito con componenti di alta qualità. Orbea ed Ekoi, dal canto loro, hanno aggiunto un tocco di stile e performance, rendendo il team un punto di riferimento per l’innovazione nel MTB.

Le ragioni dietro la chiusura: un mistero con radici profonde

Sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per questa chiusura improvvisa, è impossibile non contestualizzarla all’interno di una crisi più ampia che sta colpendo il ciclismo competitivo. Il settore MTB, come molti altri sport, sta affrontando sfide economiche post-pandemia: l’aumento dei costi per sponsorizzazioni, logistica e sviluppo tecnologico, unito a un calo di interesse da parte del pubblico mainstream, potrebbe aver reso insostenibile il mantenimento di strutture di questo livello. Inoltre, il mercato delle biciclette sta vivendo un periodo di saturazione, con vendite in calo dopo il boom del 2020-2021, spingendo i marchi a razionalizzare gli investimenti.

Non è la prima volta che assistiamo a ritiri del genere. Negli ultimi anni, altri team e sponsor hanno ridotto la loro presenza nel circuito World Cup, optando per strategie più mirate come il supporto a singoli atleti o eventi specifici. Per Lapierre e compagni, questa mossa potrebbe significare un reindirizzamento verso il mercato consumer, focalizzandosi su prodotti per amatori piuttosto che su costose campagne agonistiche. Resta da vedere se i rider coinvolti – attualmente senza dettagli sul loro futuro – troveranno collocazione in altre squadre o se dovranno navigare un mercato sempre più competitivo e instabile.

L’Impatto sul mondo della MTB

La scomparsa del Lapierre Racing Unity lascia un vuoto palpabile nel paddock della Coppa del Mondo. Non si tratta solo di una squadra in meno, ma della perdita di un “grande referente” che ha ispirato generazioni di ciclisti. Il circuito XCO, già dominato da pochi colossi come Specialized o Trek, rischia di diventare ancora più monopolizzato, riducendo la diversità e l’innovazione che derivano dalla competizione tra marchi. Per i fan, significa dire addio a duelli epici e a storie di resilienza che hanno reso la MTB uno sport appassionante.

Sul fronte degli atleti e dello staff, l’incertezza è tangibile. Molti rider potrebbero dover reinventarsi, passando a discipline emergenti come l’enduro o il gravel, o addirittura abbandonando il professionismo. Per l’industria, invece, questa chiusura potrebbe accelerare un processo di consolidamento, con fusioni tra team o nuovi modelli di sponsorship basati su partnership digitali e social media.

Verso un futuro incerto, ma pieno di opportunità

In un messaggio di commiato, Lapierre ha espresso gratitudine verso ciclisti, staff, sponsor e tifosi per gli anni di supporto incondizionato. È un addio commosso, ma anche un invito a riflettere sul futuro della MTB. Forse questa crisi è l’occasione per reinventare lo sport: più inclusivo, sostenibile e accessibile.

La mountain bike non muore con una squadra, ma evolve. Gli appassionati continueranno a pedalare sui sentieri, e chissà che da queste ceneri non nasca una nuova era di eroi e innovazioni. Per ora, però, il silenzio nel paddock è assordante, e il mondo della MTB piange la perdita di uno dei suoi pilastri.