Avete mai provato a pedalare in una calda giornata autunnale nel bel mezzo di un bosco di larici? E’ una sensazione bellissima ed appagante: ormai i sentieri sono deserti e la natura sembra lì sospesa, in attesa della prima neve. Per provare queste sensazioni lo scorso autunno mi sono recato in alta Valle Susa, più precisamente a Beaulard, a un tiro di schioppo da Bardonecchia, per una gita breve e semplice, l’ideale per il periodo e per lo scopo prefissato.

Le pendici della Grand Hoche e della Punta Charrà sono infatti ricoperte da fittissimi boschi di larici, e risalire in quota non costa troppa fatica: nemmeno 1000 metri di dislivello, che scorrono sotto le ruote quasi senza accorgersene. Si parte dai campeggi di  Beaulard dunque, e la prima parte di salita è su asfalto sino alla borgata di Puys mt. 1438.

Qui comincia l’ampia strada militare che risale in quota verso il Colomion e poi su verso il Passo della Mulattiera. Fatta svariate volte in estate, mai in questo periodo: naturalmente è pressoché deserta, nemmeno l’ombra delle carovane di fuoristrada che purtroppo la infestano nella bella stagione.

Il fondo non è dei migliori, me lo ricordavo decisamente più scorrevole: sassi di piccole e medie dimensioni rendono faticosa la progressione in alcuni tratti, ma le pendenze mai eccessive vengono in aiuto. Mi ritrovo ormai a mezzogiorno al Colomion mt 2017, dove tutto è già pronto per l’imminente stagione sciistica: non mancate di affacciarvi dall’ampio piazzale sulla conca di Bardonecchia, il panorama merita!

La gita continua invece verso il Passo della Mulattiera, ora il fondo è decisamente più scorrevole e anche le pendenze sono docili: poco più di un chilometro ed in corrispondenza di una svolta secca verso destra ecco il bivio q. 2070 per le Grange Soullier: si lascia la placida militare e si imbocca il bel sentierino che in pochi minuti di splendido single track porta al vasto fornale delle Grange Soullier mt 2012, due squallide baracche deserte, ove in estate staziona un margaro con la sua mandria.

E’ una zona molto paludosa e fangosa, il terreno non drena a sufficienza ed anche in questo periodo ci si infanga a dovere, chissà in piena estate (tenete presente…)! Il sentiero, una volta superato il prato delle baite, è mal segnalato ma abbastanza evidente: si deve tenere una flebile traccia che corre in basso nel bosco a mezzacosta, anche questa piuttosto franosa e fangosa. A dir la verità si scorge in alto anche un altro sentiero, che forse potrebbe essere più agevole. Chissà!

Comunque, a parte il primo tratto un po’ tormentato, il sentiero diventa via via più bello e scorrevole e scende a guadare il Rio della Sanità, in mezzo all’omonimo vallone che scende dal Passo della Mulattiera: superato il guado si incontra un’agevole traccia che in breve giunge alla raccolta cappelletta della Madonna della Sanità , posta leggermente più in alto sulla destra e poco visibile. Ancora poche centinaia di metri e ad un evidente bivio q. 1813 si tralascia l’ampia traccia sin qui percorsa (che corre verso il Rifugio Rey) e si devia a sinistra lungo il sentiero 703a recante le indicazioni per Puys: non resta che seguirlo ponendo attenzione ai non frequenti segni bianco rosso dipinti sugli alberi. E’ il sentiero che cercavo, immerso in uno splendido bosco misto di larici e conifere: scorrevole, privo di alcuna difficoltà.

Le ruote scorrono silenziose su un tappeto di aghi, tutto è silenzioso e ovattato, meraviglioso! Peccato per i numerosi alberi, anche di alto fusto, abbattuti lungo il tracciato, ancora lì probabilmente dallo scorso inverno: no comment!
Il sentiero si ricongiunge con la sterrata percorsa in salita nei pressi della borgata di Puys: si scende sino al cimitero e da qui si prende l’evidente carrareccia con le indicazioni per Refour, ma pecorse poche centinaia di metri si incrocia un sentierino che preso nel senso della discesa ci porta con qualche tratto un po’ più dissestato alle porte di Beaulard. Un ultimo tratto di bel sentiero pianeggiante a fianco del torrente e si ritorna a recuperare l’auto. Una bella e facile gita, proprio adatta per questo periodo.

Testo e foto di Fabrizio Godio