Oggi la fretta non mi appartiene. Non che solitamente sia un fulmine, però le priorità odierne sono ben diverse: voglio proprio gustarmi con calma i colori autunnali di questa valle, e per farlo bisogna salire sino al ben noto Passo Furggu.

Abbrevio un pochino le sofferenze, partendo dalla dighetta di Sera anziché da Gondo. Così facendo elimino il tratto più duro dei tornanti iniziali, che è  anche il  meno panoramico ed in ombra. Dalla dighetta è una esplosione di colori meravigliosa, da qui sono poco più di cinquecento metri di salita: a passo di lumaca, con innumerevoli soste per fotografare gli scorci più belli e si sta al sole piacevolmente in maniche corte, in barba al calendario!

Giunto al Furggu Pass guardo in alto verso il Seehorn e mi dico: massì, proviamo a risalire un altro pochetto, mi ricordavo che sotto al ripido pendio finale c’era un bel laghetto nelle cui acque si specchiava la Weissmies.

E così non mi faccio negare anche l’ultimo portage di stagione: moderato, centocinquanta metri, ma ne sono valsi la pena per l’ambiente e soprattutto per la successiva discesa. Il laghetto, come ben ricordavo, è situato in una conca idilliaca (Seetole sulla Carta nazionale Svizzera) punteggiata da radi larici secolari: poco più di una pozza d’acqua, però l’ambiente è davvero suggestivo perché di fronte a te stanno la Weissmies ed il Fletschorn in tutta la loro  imponenza.

Il Seehorn da qui è vicinissimo, meriterebbe una esplorazione per verificarne la ciclabilità in discesa, ma sarà per la prossima stagione: con calma mi riposo ed assaporo il panorama.

E la discesa che mi aspetta è favolosa: qualche breve passaggio un po’ più tecnico sino al passo, e poi giù lungo la variante dello Stockalper che avevo percorso qualche stagione fa.

Il tratto sino alla Chatzalte, dapprima all’aperto e poi nel fitto lariceto, lo metto sicuramente nei primissimi posti della mia personale hit-parade stagionale: si è combattuti tra l’istinto di mollare i freni per gustarsi il piacere della discesa e fermarsi ad ogni angolo per ammirare il paesaggio.

Poi qualche passaggio un poco più tecnico impone di non distrarsi concentrandosi maggiormente sulla guida: seguendo fedelmente la segnaletica si sbuca sulla strada asfaltata poco sotto alla diga di Sera da cui ero partito.

Finito, troppo bello, troppo breve, ma oggi va bene così.

Testo e foto di Fabrizio Godio