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Una medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Marathon ed il 21° posto ai Mondiali rappresentano un ottimo risultato per l’azzurro Mattia Longa, che a differenza di altri colleghi che corrono per professione deve pensare anche e soprattutto al suo lavoro, oltre che alla famiglia. Un esempio di passione ad alto livello che siamo sicuri gli porterà ancora risultati importanti.

Età: 30.

Vive a: Livigno (SO).

Musica preferita: di tutto un po’.

Hobby: famiglia, lavoro e bici… difficile avere altri hobby.

Percorso preferito: Nationalpark Bike Marathon.

MTB-VCO: Ciao Mattia, i nostri lettori sono curiosi di sapere quando e perché hai cominciato ad andare in mountain bike.

Mattia Longa: Ho cominciato nel 2000, dopo che mio papà e altri suoi amici sono andati a Roma per il Giubileo in bicicletta. Tra questi c’era Adriano Antognoli, all’epoca allenatore della squadra di Livigno, e mi propose di provare. Ero una frana ma il gruppo era bello e mi divertivo. Era un gioco e ho continuato migliorando pian piano.

MBV: Qual è stata la tua prima gara e che risultato hai ottenuto?

ML: È stata una Coppa Italia a Porto Recanati, ero esordiente. Fu un disastro, e credo di essere arrivato trentesimo. Però mi ero divertito, soprattutto per il gruppo che c’era. La settimana successiva c’era un’altra Coppa Italia a Diano Marina, lì era andata meglio ed ero arrivato 13°. Non ero di certo un fenomeno, ma la mia famiglia e Adriano vedendo che mi impegnavo, mi hanno sempre sostenuto e lo fanno ancora oggi.

MBV: Ma parliamo di questa stagione, partendo dall’Assietta Legend dove hai conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Marathon. Un risultato di tutto rispetto, visto chi ha concluso ai primi due posti. Ci racconti la tua gara?

ML: Avevo programmato con Matteo Lonati (mio allenatore e ormai grande amico) di fare forte la parte di stagione dalla Hero all’Alta Valtellina, per guadagnare la qualificazione al Mondiale. Sono arrivato a Sestriere il venerdì sera, il sabato ho provato i primi 40 km e mi sono fatto raccontare da Roberto ed Emanuele (miei compagni di team) il resto della gara. Ero determinato a far bene, ma allo stesso tempo sentivo una grande leggerezza, non avevo nessuna pressione e credo che questo abbia fatto la differenza e mi ha consentito di dare il massimo. La gara non è partita benissimo, purtroppo nel primo singletrack sono rimasto dietro a un paio di atleti che hanno fatto un buco sul primo gruppetto e da lì è stata una gara ad inseguimento. Il Colle delle Finestre mi ha favorito, era troppo adatta a me, e sono arrivato in cima in compagnia di Fabian Rabensteiner e Johnny Cattaneo. Da lì ho fatto un ritmo forte e costante, sono riuscito a togliermeli di ruota e ho recuperato Tony Longo prima dell’ultima durissima salita. Credevo che da lì in poi fosse discesa, invece sono stati chilometri lunghissimi, tra crampi e la paura che qualcuno rientrasse. Quando ai meno 5 km Hannes mi ha detto “sono passati 40 secondi e non si vede nessuno” ho dato fondo ad energie che non credevo di avere e ho spinto al massimo fino a Sestriere. Era un sogno che si avverava, un’emozione unica che mi ha fatto dimenticare in un secondo fatica, dolori e soprattutto i crampi che mi hanno poi tormentato per parecchi giorni dopo la gara. Ma sicuramente ne è valsa la pena.

MBV: Alla Bike Transalp, che hai corso in coppia con Roel Paulissen, hai concluso con un buon 4° posto finale. Come ti sei trovato a correre una marathon a tappe così impegnativa?

ML: Era la mia terza partecipazione alla Transalp, l’avevo preparata e sapevo di avere un compagno migliore di me. È stata stupenda, e con Roel si è creato un rapporto eccezionale, per me è diventato come un fratello. Le gare a tappe mi si addicono parecchio, ma quest’anno il livello era alto e i numeri in campo sono stati costanti dal primo all’ultimo giorno, anzi proprio l’ultima tappa è stata quella con la media watt più alta per me e Roel. Lo stesso Roel, che ha vinto diverse Cape Epic, rimaneva sconvolto delle medie e di quanto si andava forte.

Devi gestire tutto al meglio, calcolare che non devi arrivare solo a fine tappa, ma arrivare all’ultima tappa. È totalmente diverso che fare una marathon, ma secondo me la Transalp rimane la gara più dura e più bella tra tutte.

MBV: Ai Mondiali di Auronzo di Cadore hai sfiorato la top 20 mettendoti dietro atleti come Kaufmann e Arias Cuervo. Cosa ci racconti di quella gara?

ML: Ad inizio stagione al ritiro della nazionale ho segnato come obbiettivo fare nei primi 5 alla Transalp e soprattutto arrivare nei primi 20 al mondiale: primo risultato centrato il secondo no. Sono mancati meno di 15 secondi a riuscirci, o meglio sono mancati 5 km alle mie gambe per farcela. È stata una gara dura, partivo con il 131, ma con determinazione e costanza sono riuscito a passare al rifugio Auronzo 14° e terzo degli azzurri. Poi ho dormito sulla discesa fino a che non mi ha passato Casagrande, da lì mi sono “risvegliato” e ho ripreso il controllo di me stesso, ma ho perso almeno un minuto lì, e poi ho dovuto calare un po’ il ritmo sull’ultima salita perché sentivo le gambe dure e i crampi sempre più vicini. Mi sono trovato da solo ad affrontare gli ultimi 30 km e in pianura ho speso moltissimo. Gli ultimi 4 km ho perso 4 posizioni, ma mi sono ritrovato per caso sul Muro del Pianto con Roel, è bastato uno sguardo e abbiamo finito la gara insieme. È stato il suo ultimo mondiale e sono felice che l’abbia concluso in quell’abbraccio carico di emozioni dopo l’arrivo. Mi ha insegnato tanto e gli sarò sempre grato per questo.

MBV: Qual è la gara del calendario italiano che ti piace di più?

ML: Bella domanda… forse la 3 Epic, sono sempre andato forte ed è una gara veramente completa. L’Alta Valtellina Bike Marathon è la migliore come percorso, organizzazione, location e soprattutto panorama/natura che respiri e vivi durante tutta la gara… peccato che non mi si addice il finale, basterebbe un “fochin” o un “raglion” in più e sarebbe anche la più dura di tutte!

MBV: Normalmente quanto tempo dedichi all’allenamento?

ML: Nel ciclismo moderno la componente quantità sta sicuramente perdendo peso rispetto alla qualità. Gli stessi professionisti fanno molte meno ore settimanali rispetto a 10/15 anni fa, in favore di lavori specifici più strutturati e esercizi funzionali che consentono di “consumarsi” di meno e allo stesso tempo rendere di più. Troppe volte mi è stato chiesto “quanto ti alleni?” ma credo che la domanda più interessante è “come ti alleni?”. A differenza di tutti gli altri top rider marathon che “fare il corridore” è il loro mestiere, il mio è dirigere l’azienda di famiglia, e andare in bici è un “secondo lavoro”, e come molti vostri lettori mi devo ritagliare il tempo e incastrarlo tra lavoro e famiglia. Quindi il tempo che dedico alla bici deve essere sfruttato al 100%, e deve essere tutto costruito con attenzione, struttura e dedizione per evitare sprechi e poter raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Con Matteo Lonati lavoriamo soprattutto su questo, con feedback giornalieri e controllo costante dei risultati raggiunti. Comunque per dare una risposta, al massimo faccio 15 ore di allenamento la settimana nei periodi di massimo carico durante la stagione.

MBV: Ci descrivi la bici che hai utilizzato in questa stagione? Ed il prossimo anno?

ML: Dopo la Transalp, Cannondale ha dato a me e Roel la nuova F-SI con la forcella Lefty Ocho, montata SRAM XX1 Eagle, freni Magura MT8, ruote Cyp Carbon con canale da 24,5 mm e mozzi Tune, l’immancabile SRM e le gomme Schwalbe Racing Ray/Racing Ralph, queste ultime abbiamo già avuto il piacere di poter utilizzare alla Transalp. Quest’anno, inoltre, ho voluto da subito il reggisella telescopico.

L’anno prossimo è tutto da vedere, per il momento mi concentro sulla preparazione invernale e sul costruire delle solide basi per un 2019 ancora migliore del 2018.

MBV: Quali obiettivi ti poni per la prossima stagione?

ML: Andiamo a rialzo: nella mia testa c’è un podio alla Transalp e nei primi 15 al Mondiale. Ovviamente per andare al Mondiale bisognerà dimostrare costanza e continuità nei risultati positivi soprattutto da giugno in poi, e stiamo già lavorando con questo obiettivo.

MBV: Grazie dell’intervista Mattia ed in bocca al lupo per la tua prossima stagione agonistica!

ML: Grazie a voi e buone pedalate (o sciate) a tutti!