L’ Asma da sforzo: come identificarla e curarla



Cos’è?

Si manifesta principalmente nel corso dell’attività sportiva. Guardiamo insieme come identificarla, quali test consentono di diagnosticarla e come curarla.

Attività sportiva

Lo sport è ormai una pratica abituale per adulti ed adolescenti. È un’attività raccomandata perché salutare, concorre a creare uno stile di vita corretto ed è adatto nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie. È giusto pertanto incoraggiare a praticare un’attività sportiva.

Quando e come si manifesta

È quanto basta frequente che un atleta che pratichi sport abbia la tosse durante lo sforzo fisico.

In genere la tosse insorge durante l’attività sportiva, dopo 5-10 minuti dall’inizio dell’allenamento. Si tratta di una tosse secca, insistente, una “tossetta” che passa dopo circa 15 minuti e non si ripresenta per tutta la durata dell’attività. Talvolta le manifestazioni sono più vistose:

– la tosse è violenta;

– l’atleta si deve fermare, ha affanno;

– si sente, anche a distanza, qualche sibilo respiratorio.

Siamo di fronte all’asma da sforzo, una dei sotto tipi dell’asma bronchiale. Interrogando l’atleta ci riferisce di essere allergico, si aver avuto asma in passato e sovente di seguire una terapia per questa malattia.

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La diagnosi

È opportuno eseguire un test che permetta una corretta diagnosi: si tratta della bronco-stimolazione con l’esercizio fisico.

La bronco-stimolazione è un test di semplice esecuzione, non dà disturbo all’atleta ed è molto utile per la corretta diagnosi del disturbo.

Come viene effettuato il test?

Il test è costituito da diverse fasi:

– si esamina l’atleta dopo 24 ore dalla sospensione dei farmaci che eventualmente assume;

– si esegue una visita per accertarsi che non vi sia broncospasmo in atto, quindi si esegue un test, la spirometria, per valutare la funzione respiratoria. La spirometria misura quanta aria può essere emessa dai polmoni e a quale velocità;

– si fa correre l’atleta su un tappeto mobile o lo si fa pedalare su un cicloergometro, monitorizzando la frequenza cardiaca fino al raggiungendo dei 170-180 battiti al minuto per 6 minuti, successivamente si eseguono dopo 5, 10, 15 minuti, altri esami spirometrici;

– se si presenta tosse, il test è interrotto e si esegue subito una spirometria;

– se il parametro FEV 1 (misura quanta aria è emessa nel primo secondo di un’espirazione, un soffio prolungato, forzata) si riduce del 15% rispetto a quello registrato prima dello sforzo, il test è positivo per asma da sforzo.

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Positività del test

L’atleta può comunque continuare a fare sport.

Si suggerisce un nuovo test dopo che lo stesso ha inalato un farmaco spray broncodilatatore usato comunemente per la cura dell’asma da sforzo. Oltre agli spray broncodilatatori Beta2-agonisti, vi è un farmaco che blocca i leucotrieni, una classe di sostanze infiammatorie che sono note provocare l’asma bronchiale. Questo farmaco si prende per bocca, una sola volta al giorno ed ha una dimostrata efficacia nella terapia dell’asma e nella prevenzione dell’asma da sforzo.

Quando si trova il farmaco giusto può essere permessa l’attività sportiva, anche quella agonistica, a qualsiasi livello.

Qual è lo sport più adatto?

Agli atleti con asma possono quindi essere permessi tutti gli sport una volta che sia stata somministrata la terapia adatta per la prevenzione del broncospasmo da esercizio fisico. Con un buon controllo farmacologico nessun traguardo è precluso.

Alle Olimpiadi, gli atleti con asma (sotto controllo farmacologico), hanno vinto medaglie, spesso d’oro, in tutte le discipline.

È stato dimostrato come la corsa, lo sci di fondo e il ciclismo siano gli sport che provochino più frequentemente l’asma da sforzo.

 

Dott. Luigi Ferritto
Dipartimento di Medicina Interna, Unità di Fisiopatologia Respiratoria
Clinica “Athena” Villa dei Pini di Piedimonte Matese (CE)
e-mail: luigiferritto@email.it

 

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