Il Lago Djouan e il Piano del Nivolet




Vi sono dei luoghi a cui ci si affeziona, per i ricordi o per le forti emozioni provate. I ricordi in questo caso sono legati ai primi anni novanta, quando percorsi la prima parte di questo itinerario, sino al lago Djouan. Eravamo agli albori della MTB, che allora si chiamava ancora rampichino ed aveva la forcella rigorosamente rigida: quanta strada da allora!

Dopo tanti anni eccomi dunque di nuovo in Valsavarenche, in una splendida giornata d’agosto: il sentiero che sale dal centro di Degioz (ove vi è il centro visite del Parco) è uno degli innumerevoli raggi della ragnatela di strade fatte costruire dalla famiglia Savoia per agevolare le scorribande venatorie del re e della sua corte. Questa rete di strade di caccia sono in buona parte restate intatte sino ai  nostri tempi e sembrano fatte apposta per noi biker: pendenze costanti, buon fondo, panorami superbi…

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Così, mentre risalgo lungo questa strada meravigliosa, immerso in un bellissimo bosco di larici, non posso fare a meno di pensare alla fatica costata ai valligiani per la costruzione e e la manutenzione di queste vere e proprie opere d’arte: uscito dal bosco, eccomi al piano di Orvieille mt 2185, ove sorge la ex-casa di caccia reale, ora restaurata e trasformata in foresteria del Parco.

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La Grivola mi guarda, incappucciata da qualche nuvola capricciosa, ed io proseguo su un esile single trail, a tratti esposto che risale il vallone del Nampio sino a raggiungere il lago Djouan mt 2516.

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Ai tempi mi ero fermato qui, ma oggi il menu è ben più succoso, e così dopo aver circumnavigato il piccolo specchio lacustre eccomi ad affrontare il tratto di pietraia ostico verso il colle Mentò.

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Di pedalare non se ne parla, però il sentiero è ben largo e consente di accompagnare facilmente la bici al fianco: in meno di mezz’ora eccomi al Colle Mentò mt 2795, che separa il vallone del Nampio da quello delle Meyes: di fronte a me ora c’è il Gran Paradiso con i suoi ghiacciai, ed una sosta è d’obbligo prima di affrontare la ripida discesa nel vallone, tutta pedalabile.

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Ancora qualche minuto di sosta nel fantastico ambiente del vallone delle Meyes e poi di nuovo in sella, la bussola ora punta decisa a sud-ovest: è salita discontinua, si pedala su un esile traccia purtroppo spesso invasa di pietre ed ostacoli che costringono a volte a scendere di sella.

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Un ultimo scollinamento mi porta proprio al di sopra del pianoro del Nivolet dove si piomba – in tutti i sensi in quanto la strada è in ripida discesa – a contatto con la civiltà.

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Il destino dell’ampio pianoro del Nivolet è ben noto: fortunatamente lo scellerato progetto della strada di collegamento con il versante piemontese è stato abbandonato, resta la ferita inferta alla montagna dalla strada, parzialmente costruita, ma quel che colpisce di più è certamente lo scempio dell’invasione motorizzata.

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Non mi fermo nemmeno, voglio fuggire dalla folla dei gitanti chiassosi, e velocemente attraverso il grande pianoro sino a raggiungere la croce d’Arolley, faticando non poco sul sentiero molto sconnesso: da qui sino al fondovalle di Pont Valsavarenche la ciclabilità è minima, ma ormai la meta è vicina e ben presto eccomi intento a sorseggiare una buona birra nell’ampia veranda dell’albergo di Pont. Una veloce discesa su asfalto mi riporta a Degioz, dopo una giornata sicuramente epica…

Testo e foto di Fabrizio Godio

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