Endura racconta i Lupato Brothers

Benvenuti a Coggiola, nella regione italiana del Piemonte, e benvenuti in una piccola comunità in continua evoluzione in un’era sempre più anonima. Benvenuti in una famiglia con la mountain bike nel cuore, e i sentieri, i trofei, le maglie Tricolore lo dimostrano.

Benvenuti tra discese tortuose, salti in curva, atterraggi perfetti e curve di precisione. Benvenuti tra i sentieri presi d’assalto. Benvenuti tra barbe e birre, tatuaggi e caffè macchiati, allenamenti senza sosta e gare a pieno gas. Benvenuti nel mondo dei fratelli Lupato.

La loro è una routine quotidiana che alterna gli allenamenti sui sentieri tracciati dal padre (utilizzati anche per l’Enduro World Series) con una pausa gelato pomeridiana in gelateria, dove i vecchi del paese si riuniscono di fronte alla televisione per guardare, il giorno della nostra visita, Nairo Quintana e il Movistar Team impegnati nella Tre Valli Varesine; “cugini” dei Lupato nel clan di Endura.

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I Lupato sono una famiglia che vive da quattro generazioni nel cuore di una comunità di 2.000 abitanti. La pizzeria è decorata con i loro poster autografati. Il furgone di Denny Lupato, un veicolo che ha percorso più kilometri della Starship Enterprise di Star Trek, lo salutano tutti – proprio tutti – quando passa in Coggiola, con rispetto e riconoscenza.

La loro estetica da rock star coincide perfettamente con l’identikit dell’atleta enduro: alla moda e altamente commercializzabile in un’epoca di forte legame con il brand. Ma nonostante le campagne pubblicitarie per alcuni noti brand di settore, hanno mantenuto la loro autenticità.

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Sono dei lavoratori, dotati di talento, il cui programma senza sosta di allenamento e gare permette di portare il cibo sul tavolo della famiglia, guadagnando così il rispetto dei vicini scettici in un paese dove tutti conoscono tutti.

INCHIOSTRO VISIBILE

I Lupato ci raccontano la loro storia attraverso le loro incredibili collezioni di tatuaggi. Siamo ancora nella pizzeria del paese, sono quasi le 22, siamo al termine di una giornata iniziata 17 ore prima a Londra, ma i fratelli hanno tutta la nostra attenzione. Questo è inchiostro importante.

Alex è tornato dal bagno, dove ha intravisto nello specchio il tatuaggio della catena sul suo bicipite destro, che ha fatto riaffiorare un ricordo. Ha scelto la catena per celebrare la vittoria del suo primo campionato enduro. Il casco del centurione è stato aggiunto sotto per onorare il suo secondo titolo, vinto a Roma; una mela, il simbolo regionale del Trentino, provincia famosa per i suoi frutteti, segna il terzo.

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Denny ha fatto il suo primo tatuaggio in circostanze simili, scegliendo, da sedicenne, di celebrare con l’inchiostro la sua vittoria nei Campionati Italiani XC, categoria juniores. “Inizi con uno, poi è difficile fermarsi”, dice con un ghigno. I disegni incisi su gambe e braccia, torace e schiena, testimoniano silenziosamente la sua dipendenza dall’inchiostro.

C’è un grosso teschio inciso al centro della schiena, con ruote da bicicletta al posto degli occhi e il motto “Ride or Die” al posto dei denti, a cui si potrebbe presto aggiungere un drago, anche se non ha ancora deciso (non vede l’ora di aggiungere anche l’immagine di SpongeBob SquarePants). Alex sta pensando a Leonardo, la tartaruga Ninja piuttosto che l’artista, da cui deriva il nome di suo figlio di nove mesi.

SENTIERI PER GUERRIERI

Stiamo andando fuori tema. I fratelli Lupato sono atleti enduro, non modelli. Guardarli girare in bici è un privilegio. Si concentrano su un breve tratto di sentiero per favorire il fotografo Sean Hardy, portandolo a termine ancora e ancora, pedalando, saltando e staccando una gamba per mantenere l’equilibrio nelle sponde ad alta velocità. La fluidità della loro guida li rende dei veri professionisti.

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Si inseguono uno dietro l’altro; Alex davanti, poi Denny. Scambiano le bici, ma le prestazioni rimangono le stesse: veloci e fluide. Quando si confrontano sul prossimo scatto, sono rilassati e di buon umore; appena Hardy fa loro cenno di partire, le loro espressioni cambiano completamente. Guarda da vicino le immagini che illustrano questo articolo, e noterai la profonda concentrazione sui volti di entrambi.

IL PREDECESSORE

È sera quando torniamo al Bar Gabri nel centro di Coggiola. Siamo venuti a conoscere Fulvio Lupato, padre di Alex e Denny, ideatore della rete di sentieri che ha reso Coggiola una rinomata meta per i bikers, e che nel 2014 ha ospitato una tappa dell’EWS.

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Ci raggiunge la compagna di Alex, con il piccolo Leonardo. È una scena toccante: tre generazioni della stessa famiglia, riunite intorno ad un tavolo, a condividere storie sulla realizzazione dei tracciati e sull’evoluzione della mountain bike.

Fulvio è stato un pioniere di questo sport in Italia, e ha insegnato ad entrambi i figli ad andare in bicicletta, e successivamente a gareggiare. Il piccolo Leonardo potrebbe diventare la quarta generazione dei Lupato sulla mountain bike? “Certamente”, risponde Fulvio, con un sorriso raggiante. “Glielo insegnerò io – di nuovo!”.

UNA BUONA FAMIGLIA

Il rispetto per i Lupato è più profondo di un elenco di risultati. Quando arriviamo al nostro B&B, in una piccola frazione sopra Coggiola, spieghiamo che abbiamo trascorso la giornata con i fratelli Lupato, scoprendo le loro storie. “Ah”, risponde la padrona, sorridendo. “I Lupato. Una buona famiglia”.

Per la Brand Director di Endura, Pamela Barclay, il background dei Lupato li rende perfetti per un’azienda il cui motto è “All Tribes, One Clan”.

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“Molti dei nostri atleti sono cresciuti in una piccola comunità. Siamo consapevoli della connessione tra Danny MacAskill e Skye, e il ruolo della bicicletta in un’infanzia trascorsa a Dunvegan. La bici divenne presto uno stile di vita per Danny, è questo è stato lo stesso per Alex e Denny”.

Sulle montagne di Coggiola, i fratelli Lupato continueranno ad affinare le loro abilità e migliorare la loro forma fisica, mentre a Livingston verranno ascoltati e assorbiti i loro feedback. Entrambe le parti sono intenzionate a guardare avanti. La prossima stagione e la prossima collezione sono strettamente collegate.

Testi: Endura, foto: Sean Hardy

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